Per una numismatica migliore

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Un articolo letto con interesse è quello di E. A. Arslan. Ha sempre svolto funzioni dirigenziali nell’ambito delle istituzioni pubbliche, ma ha avuto frequenti contatti col mondo collezionistico, che invitava in via Magenta 15 in occasione di mostre ed incontrava al Centro Culturale Numismatico Milanese in occasione di conferenze. Lo incontrai per la prima volta negli anni ’70. Ritornando dall’Algeria, dove lavoravo al laminatoio di Annaba, con una ventina di monete greche e romane acquistate al marché aux puces, mi recai al Museo Archeologico per averne qualche informazione e mi trovai di fronte al Conservatore delle Civiche Raccolte Numismatiche, che doveva essere stato nominato Conservatore da pochi mesi.
Arslan espone anche il punto di vista dei collezionisti: la criticità della meccanica del reperimento del bene messo in vendita ai privati, la necessità della chiarezza delle regole che presiedono al commercio, le gravissime difficoltà a far riconoscere la provenienza legittima del bene, una permanente situazione di rischio di sequestro per tutti i collezionisti, parla delle temute azioni repressive, anche ingiustificate, che allontanano dal collezionismo tanti appassionati. Sul verso opposto delle argomentazioni dei responsabili della tutela impegnati nella dimostrazione della chiarezza del dettato legislativo e dell’efficienza dell’azione repressiva (cose – pare sottintendere – impossibili da raggiungere), della difficoltà, stante la scarsità di mezzi, di tutelare in modo sicuro le collezioni pubbliche.
Tutto ciò delinea un quadro confuso, nel quale si hanno obiettive e gravi difficoltà… con privati che tendono a occultare le loro collezioni … o a rinunciare al collezionismo. Non è facile, nell’attuale situazione normativa e soprattutto culturale, proporre soluzioni valide e risolutive. Affiora talvolta la proposta della sanatoria per le monete possedute senza documentazione; si proporrebbe la registrazione delle monete possedute da parte dei privati, con la concessione di essere liberamente immesse sul mercato. Ma la sanatoria – continua – riguarderebbe solo una piccola parte di monete di grande qualità, perché non ci sarebbero comunque i mezzi per registrare le innumerevoli monete di piccolo valore commerciale, di conseguenza sarebbe poco efficace.

Io ritengo che una sanatoria non accompagnata dalla liberalizzazione regolamentata dei met-det non risolverebbe comunque il problema, in quanto non avrebbe alcun effetto sulla situazione che maturerebbe in seguito con l’immissione sul mercato di altre monete di ripostiglio non denunciate. Se per settant’anni le autorità non hanno potuto impedire la commercializzazione illegale dei ripostigli non potranno impedirla neanche dopo la sanatoria. Occorre rendersi conto, realisticamente, di quanto le sovrintendenze possano fare loro stesse e di quanto possano onestamente pretendere dai cittadini.

In conclusione Arslan dipinge una situazione disastrosa ma dichiara che nell’ambito della normativa attuale e di una cultura che vede in contrapposizione permanente pubblico e privato, una soluzione non esiste. E’ come dire che la soluzione va ricercata modificando la normativa e superando l’attuale clima di diffidenza. Lui, tuttavia, non lo dice, ma la deduzione è evidente: o si cambia la legge o si proibisce il commercio, altrimenti si continuerà a convivere con una situazione pasticciata e un po’ mafiosa.
Affermare in modo chiaro che tutte le monete delle quali non si conosce il ripostiglio da cui provengono non sono “reperti archeologici” sanerebbe le criticità del collezionismo, del commercio e dell’amministrazione della giustizia, ma non apporterebbe alcun miglioramento riguardo alla conoscenza dei ripostigli, importantissima per gli studi numismatici, anzi potrebbe incoraggiare le ricerche clandestine.

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