Analisi metallurgica di una moneta suberata

Concorso per i Giovani Numismatici "Nino Rapetti"

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Conclusioni

A mio avviso si deve continuare la ricerca di suberati in modo da incrementare i dati utilizzabili; sarebbe auspicabile una maggiore attenzione volta alla ricerca di monete falsificate con la tecnica qui proposta. Avendo più campioni di riferimento, difatti, si potrebbero effettuare analisi più invasive ‒ ad esempio la metallografia, la quale prevede il sezionamento del pezzo e l’osservazione trasversale di tutti gli strati di bulk ‒ per poter definitivamente esaurire l’argomento. In questo lavoro si è cercato infatti un compromesso tentando di ottenere il maggior numero di informazioni utili senza però sacrificare l’integrità del campione analizzato.

Dall’esame, a causa della totale mancanza di argento, l’esemplare può essere inserito all’interno della categoria delle contraffazioni private. Le conoscenze metallurgiche utilizzate sono molto avanzate ma è molto improbabile che il pezzo sia stato emesso per una precisa volontà ufficiale.

 

Le fonti storiche analizzate in questo lavoro facevano riferimento all’utilizzo della stagnatura per dare un effetto simil-argento agli oggetti già in epoca romana anche se, per rintracciare l’uso dello stagno come rivestimento monetale, bisogna attendere il XV secolo. Come è osservabile, nei test effettuati in laboratorio la lega di stagno e rame al 50% esteticamente rassomiglia all’argento, giustificando la pratica fraudolenta.

Il peso di 3,198 gr. risulta essere leggermente inferiore al peso medio degli esemplari della stessa serie coniati regolarmente dalla zecca (peso medio misurato su 24 esemplari: 3,28 gr. con uno scarto medio di 0,18 gr; peso teorico 3,21 gr. ((G.G. BELLONI, La moneta romana, p. 259.))). La differenza dal valore medio è ad ogni modo molto bassa, un’eventuale pesatura non avrebbe palesato il falso.

 

Tabella 3: Pesi di denari in argento di Marco Aurelio.

Denarii Marco Aurelio
33,223,35
3,023,223,35
3,073,243,36
3,143,263,37
3,163,283,37
3,163,293,4
3,183,33,41
3,193,333,97
Media3,28 ± 0,18
σ2,9%

Dal punto di vista conservativo una nota è d’obbligo. Come risaputo, lo stagno presenta due forme allotropiche dette α e β, la prima è stabile sotto i 13,2° C, la forma β, detta stagno bianco, è stabile al di sopra di questa temperatura. Se il campione si ritrovasse in ambienti freddi, lentamente tenderebbe alla sua forma α portando ad una disgregazione della struttura, il fenomeno è detto “peste dello stagno”. È dunque necessario un controllo delle condizioni climatiche per evitare un degrado irreversibile del manufatto.