L’Africa orientale tedesca

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IX. Guerra mondiale ed isolamento

All’inizio del XX secolo, il Tanganyika si ergeva in mezzo a quella striscia, quasi ininterrotta, di domini britannici, che collegava, idealmente, Città del Capo con il Cairo.

africa (foto dalla rete)

L’obiettivo di unire le due città, sotto un unico dominio, era stato ben rappresentato da Cecil Rhodes, già primo ministro della Colonia del Capo, con l’espressione “All-red route”, dal colore della croce di San Giorgio (colore che era anche il più utilizzato per indicare l’impero britannico, sulle mappe politiche).

Vignetta di Edward Vignetta di Edward Linley Sambourne, che riproduce il piano di Cecil Rhodes, per una linea telegrafica diretta, da Città del Capo al Cairo. Nell’immagine stessa,è presente un evidente gioco di parole, fra il cognome Rhodes ed il Colosso di Rodiin (inglese Colossus of Rhodes) (foto da Wikipedia)

Allo scoppio della prima guerra mondiale, le colonie tedesche, protette da esigue forze militari,capitolarono, una dopo l’altra, sotto gli attacchi della Triplice Intesa e dei suoi alleati. Soltanto l’Africa Orientale costituiva una fulgida eccezione. La difesa della colonia era affidata al comando del colonnello Paul Emil von Lettow-Vorbeck, veterano della rivolta dei Boxer e di quella Ottentotta. L’esperto ufficiale realizzò subito, come fosse impossibile mantenere un’iniziativa militare attiva, a lungo termine, anche in conseguenza della totale impossibilità di ricevere rifornimenti costanti, dalla madrepatria, in seguito al blocco navale britannico. Organizzò, quindi, la difesa di alcune zone strategiche ed adottò tattiche di guerriglia, che riscossero inattesi successi,contro le forze congiunte anglo-belghe.

Paul Emil von Lettow Paul Emil von Lettow-Vorbeck (foto di Emil Giese, 1904, dal Bundesarchiv, in Wikipedia)

Alle prime operazioni belliche, parteciparono anche alcuni italiani, residenti nel Tanganyika,arruolatisi nell’esercito dell’alleato tedesco10, sino alla proclamazione della neutralità italiana. In seguito, subiranno le conseguenze di tale azione, per mano delle autorità tedesche, britanniche ed italiane11, a causa del voltafaccia del governo italiano e non certo per colpe proprie.

Nonostante i successi iniziali, però, Lettow-Vorbeck non poteva certo contrastare lo strapotere britannico sui mari…

Sin dall’inizio del conflitto, la Royal Navy bloccava le coste degli Imperi centrali e delle colonie tedesche, imponendo loro un isolamento totale, che avrà un ruolo fondamentale nella vittoria finale. I rifornimenti erano sempre più scarsi. Il 17 marzo 1916, il mercantile Marie von Stettin, consegnava un carico di banconote, stampate dalla filiale di Lipsia della Giesecke & Devrient, per un valore di diversi milioni di rupie.12 Entro la fine dell’anno, però, le costeerano,integralmente, sotto il controllo britannico. La situazione militare era, se possibile, ancora peggiore. L’unica nave da guerra tedesca, presente nella zona era l’incrociatore leggero SMS Königsberg. Allo scoppio della guerra, la nave prese il mare, per evitare di essere sorpreso alla fonda. Dopo essere stato impegnato, nella vittoriosa Battaglia di Zanzibar e nella cattura del mercantile City of Westminster, la sua carriera si limitò ad operazioni di rifornimento, scorta e salvataggio, stante l’impossibilità di contrastare le crescenti forze navali britanniche. Uno squadrone della Royal Navy si lanciò alla ricerca del Königsberg, che si nascose nel delta del fiume Rufiji, ma non potè evitare il cannoneggiamento nemico ed il conseguente affondamento, nel luglio del 1915. Il dominiodell’Oceano Indiano era tornato, definitivamente, sotto la White Ensign della marina di Sua Maestà Britannica. Il prezioso armamento della nave tedesca, però, non andò integralmente perduto…

Königsberg affondato Il SMS Königsberg affondato (foto di Walther Dobbertin, dal Bundesarchiv, in Wikipedia)


10 Nel 1914, l’Italia aderiva ancora alla Triplice Alleanza, insieme a Germania ed Austria-Ungheria ed era “tecnicamente” loro alleata. 11 Paolo Zavattoni, Sotto le bandiere altrui, in Focus Storia n. 49, novembre 2010. 12 Sandrock, John Edgar, A monetary History of German East Africa, in Thecurrencycollector.com.

X. Emissioni di necessità. Le interims banknote

Già a partire dal 1915, la circolazione monetaria era entrata in crisi. Gli afflussi di monete, dalla Germania, erano bloccati, in conseguenza del blocco marittimo e della scarsa disponibilità di metalli, da destinare alle coniazioni, mentre le monete d’argento venivano tesaurizzate. Anche le banconote non affluivano, a sufficienza e, a partire dal 1916, gli invii terminarono, completamente. Per far fronte a tali necessità, il governatore della colonia, Heinrich Albert Schnee, commissionò alla Deutsche Ost-Afrikanische Bank l’emissione di banconote d’emergenza (interims banknote) valide per tutta la durata della guerra, da stampare presso le sedi di Dar es Salaam e Tabora.13

governatore Heinrich Albert Il governatore Heinrich Albert Schnee (foto da Wikipedia)

I macchinari furono forniti dal quotidiano locale, la Deutsche Ost-Afrikanische Zeitung e nel marzo dello stesso anno, furono stampate le prime banconote da 20 rupie.

Banconota da 20 rupie A Banconota da 20 rupie B Banconota da 20 rupie (foto da Banknoteworld)

Sulle banconote, venivano riportate, fra l’altro, l’autorità emittente e la garanzia del governo della

colonia.

giornale

Il primo numero della Deutsche Ost-Afrikanische Zeitung (foto dall’archivio digitale della Biblioteca di Stato di Berlino)

Ben presto, entrarono in vigore i tagli da 1, 5, 10 e 50 rupie. Le emissioni, sempre più semplici nella loro foggia, furono stampate sino al 1917, ormai sommerse dalle relative contraffazioni, stampate dalle autorità britanniche, al fine di gettare nel caos la, sempre più fragile, economia locale.

Banconota da 1 Rupia A Banconota da 1 Rupia B Banconota da 1 Rupia (foto da Banknoteworld)


13 Sandrock, John Edgar, A monetary History of German East Africa, in Thecurrencycollector.com.

XI. Terza monetazione. La zecca di Tabora

Più complesso, risultò il problema della circolazione monetaria. Il blocco navale aveva reso sconveniente, oltre che troppo rischioso, l’invio di moneta metallica di basso valore nominale, in un momento, in cui la sua stessa produzione stava diventando antieconomica, data la penuria di metalli, sempre più dirottati verso l’industria bellica.

Il governo coloniale e la Deutsche Ost-Afrikanische Bank tentarono di ovviare alla situazione, con mezzi di fortuna ed un notevole ingegno… Il paese era privo di una zecca propria, ma latitavano anche i materiali necessari, per installarne una ed i metalli, per le monete stesse. Dai relitti del Königsberg e di altri vascelli, fu recuperato tutto il possibile. L’ingegnere minerario Friedrich Schumacher ne ricavò i macchinari, per una zecca improvvisata, che fu situata a Tabora, nel 1916, all’interno di un vagone ferroviario, riadattato. Tutto era utile per recuperare il metallo necessario: arredi di casa, cavi elettrici e persino un cannone in ottone del Königsberg e le cartucce, in rame, dei proiettili britannici, che l’avevano affondato; per questo, le monete d’emergenza del Tanganyika passarono alla storia, come “gun metal coins”. I disegni delle monete venivano incisi, direttamente, sui conii, con il risultato di una molteplice varietà di emissioni. La qualità dei macchinari era tale, da creare non pochi intoppi e ritardi e l’accuratezza nella produzione era, necessariamente, approssimativa. In questo quadro è difficile parlare di veri e propri errori o difetti di conio, in quanto non esistevano neppure proporzioni ed immagini, rigidamente codificate. Nella descrizione di queste monete, quindi, ci limiteremo a descrivere le varianti più importanti ed evidenti.