Il tremisse con il busto battuto da Carlo Magno a Lucca: due nuovi esemplari

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Abstract

The article provides a brief outline of the still little known and researched issue of gold tremissis with a facing bust struck under Charlemagne for the mint of Lucca, following his proclamation as king of the Lombards after the defeat of Desiderius in 774. An alternative interpretation of the type is suggested, bearing on the similarities of the facing bust with the St. Michael shown on a solidus struck by Sico (817-832) in Benevento, and two new specimens, previously unpublished, are presented.

 

Il tremisse con il busto frontale battuto da Carlo Magno per la zecca di Lucca rappresenta un’emissione iconograficamente interessante e particolare nota gia` dalla seconda meta` dell’800 (( CORDERO DI SAN QUINTINO 1860, tav. III n. 11. )). Lo scopo di questo articolo e` quello di analizzarne le principali caratteristiche, formulare alcune ipotesi di interpretazione del tipo e pubblicarne due esemplari finora inediti.

La storia di questa emissione negli studi numismatici e` stata ripercorsa approfonditamente da Lucia Travaini (( TRAVAINI 1999, pp. 305-310. )) al cui articolo si rimanda per un excursus dei saggi che hanno trattato dell’unico esemplare (( CNI XI, p. 58 n. 1 (Massagli) e n. 2 (Engel-Serrure) erroneamente ritenuti dal compilatore due esemplari diversi. )), allora conosciuto ed oggi conservato presso lo Staatliche Museen di Berlino (( MENADIER 1911, pp. 262-282, in particolare p. 267, fig. 153; KLUGE 1999, pp. 34-37. )), cui l’autrice aggiunge, nell’articolo citato, un secondo esemplare, inedito (( TRAVAINI 1999, p. 306 e Tav. I, 2. )), successivamente incluso da Bellesia (( BELLESIA 2007, pp. 32-33, n. 1/B. )) nella sua monografia sulla zecca di Lucca. In questo articolo vengono presentati un terzo esemplare, parzialmente inedito passato recentemente sul mercato numismatico (( CNG (Classical Numismatic Group), Lancaster, Pennsylvania, vendita a trattativa privata. )), ed un nuovo esemplare del tutto inedito che porta il numero dei pezzi, pubblicati finora, a quattro. L’esiguo numero di esemplari conosciuti, ancora in epoca recente, e l’inconsueta tipologia di questa emissione, ne hanno determinato vicende alterne nella critica numismatica. Morrison e Grunthal (( MORRISON, GRUNTHAL 1967, p. 419. )) rigettano l’emissione come non carolingia, e Grierson (( GRIERSON 1986, p. 200 (nota 11). )) arriva persino a metterne in dubbio l’autenticita`. La moneta, in realta`, presenta precipue caratteristiche della monetazione longobarda ed ha assai poco della posteriore monetazione carolingia che assumera`, successivamente alla riforma, connotazioni ben diverse. L’emissione appartiene alla piu` vasta tipologia delle Flavie, ovvero dei tremissi ove compare il nome della citta` emittente preceduto dall’appellativo ‘‘Flavia’’, che rappresenta una delle creazioni piu` originali e politicamente significative della monetazione longobarda.

Le Flavie fanno la loro comparsa negli ultimi anni del VII secolo (( PARDI 2003, p. 51. )), dapprima come emissioni autonome da parte di diverse citta` (Lucca, Pisa, Pistoia ed altri centri non ancora identificati con certezza) per diffondersi ampiamente nei territori della Longobardia Maior, durante tutto l’VIII secolo, come emissioni regie a nome di Aistolfo, Desiderio e, in seguito, di Carlo Magno.

L’appellativo Flavia, riferito a citta`, si incontra per la prima volta sotto il regno di Liutprando (712-744) nella cosiddetta monetazione autonoma. Nella tradizione longobarda solo i re a partire da Autari (584-591) possono godere del titolo di Flavius, titolo mutuato probabilmente dal gentilizio della seconda dinastia imperiale romana Flavia, quella dell’imperatore Costantino. L’appellativo Flavia riferito a citta` ne determinerebbe la qualifica di regia, non a caso nelle citta` Flavie e` sempre presente un centro amministrativo, giudiziario e fiscale, facente capo alla figura del sovrano.