Il tremisse con il busto battuto da Carlo Magno a Lucca: due nuovi esemplari

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La mancata citazione nella legenda nel tremisse di Carlo, appena una cortissima abbreviazione, d’altronde, anche nel tremisse di Desiderio, non deve stupire tenendo in considerazione la forte valenza simbolica dell’immagine per il popolo longobardo che ne rende superflua la lettera.

Carlo sconfigge Desiderio alleandosi ai duchi ribelli, non sottomette il popolo Longobardo ma subentra nel trono del re sconfitto, non governa quale re dei Franchi ma si proclama re di entrambi i popoli. Quale migliore messaggio, quindi, di continuita` che non la perpetuazione, per il medio di emissioni monetali, della simbologia adottata dal sovrano vinto, tanto cara al popolo longobardo? Carlo ne adotta le medesime legende, ne usurpa la titolatura di Rex (Langobardorum), non potrebbe, infine, averne mutuato anche il tema iconografico del San Michele, santo soldato protettore del popolo guerriero dei Longobardi? Carlo stesso accogliera` in seguito il santo come espressione della potenza imperiale, arrivando a mettere sotto la protezione dell’Arcangelo il proprio impero, tradizione perpetuata dai sovrani francesi nei secoli successivi. L’ultimo aspetto da considerare per l’emissione in oggetto riguarda la sua datazione. L’estensione temporale della monetazione Flavia carolingia, non risulta ancora di facile determinazione. Bernareggi (( BERNAREGGI 1962, pp. 153-157; BERNAREGGI 1983, p. 123 (con una proposta di datazione piu´ estesa). )) la circoscrive al 773-774, ovvero al periodo della conquista carolingia del regno Longobardo, ravvisando in queste emissioni un mero carattere propagandistico, tramite il quale il re franco rinnovava la concessione di autonomia e di libera amministrazione precedentemente accordata da Desiderio nei confronti delle citta` medesime, al fine di assicurarsene la fedelta` in vista della campagna decisiva. Grierson (( GRIERSON 1965, pp. 501-536, in particolare pp. 514-515 e Tav. I, n. 8. )), di contro, basandosi sul notevole numero di zecche operanti o aventi battuto tale tipologia di moneta, si pronuncia a favore di un arco temporale piuttosto lungo, sostenendo una datazione estesa sino al 781, data piu` probabile per il Capitolare di Mantova, che ne avrebbe decretato la demonetizzazione, fatto che ne giustificherebbe l’odierna rarita`. Pardi (( PARDI 2003, pp. 92-94. La Pardi ipotizza la data del 781 per il Capitolare di Mantova, in occasione della terza visita di Carlo Magno in Italia. )), facendo riferimento al ripostiglio di Ilanz (( BERNAREGGI 1977, pp. 341-364. )) che ha messo in luce l’esistenza delle Flavie carolingie presentandone un numero cospicuo ed in ottime condizioni di conservazione, sostiene l’estensione dell’emissione della tipologia di moneta carolingia successivamente al 774, basandosi sulla presenza, nel ripostiglio, accanto alla monetazione Flavia, di un solo denaro d’argento, del tipo piu` pesante, riformato, databile a partire dal 793-794, mentre sono abbondanti i denari leggeri, a suffragio dell’ipotesi che il tesoro fosse stato sepolto poco dopo la riforma che aveva introdotto i denari pesanti. Per l’emissione di Lucca in questione potrebbe essere plausibile ipotizzare una data coincidente con la prima visita di Carlo Magno in Italia, nella primavera del 774 quando Carlo, scende a Roma per trascorrervi la Pasqua, oppure successivamente alla caduta di Pavia, dopo un assedio di nove mesi, nel Giugno 774, evento successivamente al quale i duchi Longobardi acclamano Carlo quale Rex Langobardorum e che il sovrano franco stesso adotta come data di inizio del suo regno in Italia (( BRUHEL 1984, p. 125. )). Bernareggi (( BERNAREGGI 1983, p. 115. )) aveva ipotizzato, senza fornire pero` prove conclusive a sostegno, una datazione del 773 per il tremisse di Desiderio con il San Michele; la proposta dell’emissione del tremisse di Carlo nell’anno seguente potrebbe non risultare un’ipotesi irrealistica in considerazione della supposta contiguita` tipologica parziale. L’altra data possibile, il 776, quando Carlo compie una visita lampo in Lombardia, per occuparsi della rivolta del duca ribelle Rodgauso del Friuli, appare poco plausibile in conseguenza del poco tempo a disposizione del sovrano franco per occuparsi di questioni monetarie. Mentre la visita successiva di Carlo, compresa tra l’inverno del 780 e la primavera del 781 risulterebbe troppo tarda se si attribuisce proprio a questa data il Capitolare di Mantova, che sancisce l’abolizione della monetazione aurea allora in circolazione, secondo quanto dimostrato dal Grierson (( GRIERSON 1954, p. 71. )).

L’anno 774 non segna la scomparsa del regno longobardo bensı` la sua trasformazione, cessa il regno indipendente, incapace ormai di competere contro la progressiva affermazione del suo principale oppositore, il papato, e costretto a proseguire il suo cammino sotto la guida del sovrano franco. Carlo non conquista ma subentra, a tutti gli effetti, come sovrano longobardo, mostrandosi da subito ineccepibilmente rispettoso e attento nel farsi considerare formalmente il continuatore fedele del regno, adottandone financo la simbologia, legittimamente importante, dell’iconografia monetale.