Il tremisse con il busto battuto da Carlo Magno a Lucca: due nuovi esemplari

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La titolatura riferita quindi alle citta` emittenti verrebbe quindi a sottolineare e rinforzare l’appartenenza allo stato Longobardo, e non sarebbe da interpretare come atto di rivendicazione di autonomia territoriale bensı`, al contrario, come manifesta dichiarazione di adesione al regno Longobardo, costituendo di fatto una rivendicazione di legittimita` rivolta soprattutto ai due attori emergenti del contesto politico dell’epoca: il ducato romano e il regno franco. In tale ambito non deve pertanto sorprendere la continuita` tipologica, epigrafica e simbologica che Carlo Magno abbia inteso realizzare mediante la prosecuzione del tipo delle Flavie imitando, in particolare, la monetazione di Desiderio. Nelle emissioni lucchesi Carlo si attiene scrupolosamente alla metrologia seguita dalle Flavie di Desiderio, allineandosi sia al minore modulo (16,5-17 mm.), sia al peso leggermente piu´ elevato e al buon tenore di fino, che caratterizzano le coniazioni toscane rispetto a quelle dell’Italia settentrionale.

Analizzando la successione delle emissioni Flavie, notiamo che la tipologia si stabilizza sotto Aistolfo e Desiderio, rappresentando al diritto una stella a sei raggi, accantonata da sei fogliette, o trattini, entro un cerchio sovente formato da perline, circoscritta dalla legenda che riporta il nome della citta` emittente preceduto dal titolo di Flavia.

Al rovescio compare la croce greca, potenziata, circoscritta dalla legenda che riporta il nome del re (( PARDI 2003, pp. 47-50. )), preceduto dal titolo D(ominus) N(oster) (( La distinzione tra diritto e rovescio nelle Flavie e` ovviamente arbitraria. Qui si accoglie l’impostazione seguita da diversi autori che hanno trattato questa monetazione (Arslan, Grierson, Pardi) che attribuiscono al diritto il lato convesso riportante il nome della citta` emittente, e al rovescio il lato concavo con il nome del re attorno alla croce potenziata, che prende il posto del tradizionale San Michele che compare al rovescio dei tremissi battuti da Cuniperto in poi. )). La stella radiata puo` essere interpretata come simbolo della sovranita` longobarda, e non a caso le viene riservato, con l’adozione del tipo aniconico delle Flavie, il posto che sulla moneta normalmente occupa l’effigie del sovrano. Numerosi sono gli esempi decorativi pittorici e architettonici nelle testimonianze d’arte coeve che riproducono la stella a sei raggi iscritta in una cornice circolare (( Raffigurazioni della stella radiata si riscontrano, ad esempio, nell’apparato decorativo parietale del tempietto longobardo di Cividale del Friuli. )). Tale e` l’importanza riservata nella moneta a questa simbologia che alcuni autori vi hanno voluto vedere il risultato di un processo di stilizzazione del Cristogramma, sulla scorta di processi di adattamento analoghi riscontrabili nella monetazione bizantina.

Occorre altresı` notare che mentre la stella radiata passa da una configurazione a ‘‘sei punte semplici’’ sulle Flavie emesse anonimamente, ad una a ‘‘dodici punte’’ (sei punte accantonate da altrettante fogliette) nelle Flavie di Desiderio, nelle emissioni a proprio nome Carlo Magno riduce spesso di fatto la stella rappresentata al diritto ad una semplice crocetta accantonata da quattro globetti, con le eccezioni delle emissioni per Mediolano, Ticinum e Lucca. Un’altra attinenza delle emissioni lucchesi di Carlo con le precedenti emissioni di Desiderio e` data dalla legenda del rovescio ove il sovrano franco si attribuisce il titolo regale, di tradizione prettamente longobarda, D(ominus) N(oster) CARVLVS REX (( Si noti la particolare grafia del nome utilizzata per le sole emissioni di Lucca, al posto di CAROLO o CAROLVS normalmente adottati per le coniazioni nelle altre citta`. )). L’assunzione del titolo regale risulta particolarmente significativa in quanto Carlo, con questa titolatura, mostra di fatto di non tenere a proclamare la sottomissione del regno longobardo al regno franco, quanto invece di volersi sostituire ai monarchi sconfitti, nella guida del loro popolo.

Ma la vera novita`, rispetto al modello delle Flavie longobarde, e` rappresentata dalla raffigurazione di un busto frontale che occupa la parte centrale del rovescio, al posto della consueta croce, comunemente identificato, a partire dal Massagli (( MASSAGLI 1870, pp. 11-12. )), con il busto di Carlo Magno.