I fiorini di Carlo Emanuele I

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9 FIORINO III tipo Ex Asta Ponterio & Associates, Sale 157 (7 jan 2011)

Alle persone che permettono al seme della conoscenza di maturare in te, affinché non si stanchino mai di insegnare e di indicare la via più giusta da seguire.

Desidero ringraziare Luca Gianazza, Mario Limido, Piergiorgio Bramante, Alberto Varesi, il paziente Giuseppe Girola e tutti coloro che mi hanno permesso di realizzare questo testo

1. CARLO EMANUELE I E IL DUCATO DI SAVOIA TRA LA FINE DEL XVI SECOLO E L’INIZIO DEL XVII.

Alla fine del XVI secolo era definitivamente scongiurato il pericolo di una cancellazione dello Stato Sabaudo.
Nel 1559, per dote della matura Margherita di Valois, Emanuele Filiberto era ritornato in possesso delle terre occupate dai francesi di Francesco I nel 1536 e con gli Accordi di Blois (1562) riottenne le piazze di Torino, Chivasso e Chieri.
Due anni più tardi, con il Trattato di Losanna del 1564 si era riconquistato il Genovois, lo Chablais e il Gex; nel 1574 venne restituita Pinerolo. Nel 1575, con il recupero di Asti e Santhià, ogni occupazione straniera, sia francese sia spagnola era definitivamente tolta.

C.E. fu uomo ambizioso e impulsivo, ma anche sfortunato.

Promis1 così lo introduce:

[quote_box_center]Ad un principe, che per avere passato gran parte della sua vita spogliato di quello stato che i suoi antenati con fatica e prudenza avevano ingrandito, riavutolo, colla pace e con una buona amministrazione seppe ristaurarlo e migliorarlo, ne successe un altro d‟animo forse più elevato, ma troppo irrequieto, il quale, se fece conoscere all’Europa quanto sui destini d’Italia potesse influire la sua casa, co’ suoi troppo vasti desideri invece d’ingrandirlo, lasciollo spogliato ed in gran parte nelle mani de‟ suoi nemici.[/quote_box_center]

Egli nacque a Rivoli il 12 gennaio 1562, primogenito ed unico figlio di Emanuele Filiberto e Margherita di Valois.
Il 30 agosto 1580 successe al padre.
In politica interna continuò l‟opera paterna, governando con mitezza, favorendo le arti ed il commercio e perfezionando l‟apparato militare e industriale; in Europa si fece conoscere per la sua ambizione. Nel 1581, appena salito al trono, tentò di conquistare Ginevra; nel 1588 invase il marchesato di Saluzzo e nel 1589 la Provenza, rivendicando per sé la corona francese: ne derivò una sanguinosa guerra che terminò con il Trattato di Vervins nel 1598. Il conflitto, in seguito, riprese, fino a risolversi definitivamente nel 1601 con la pace di Lione, per cui C.E. ottenne il marchesato di Saluzzo in cambio delle terre della Bresse e del Bugey ed il paese di Gex .
Nel 1612 iniziarono le guerre per la successione del Monferrato: conclusasi dopo 5 anni la prima, con la pace di Pavia, nel dicembre del 1627 alla morte del duca di Mantova Ferdinando Gonzaga C.E. si alleò con l‟Austria e invase il Monferrato (1628 – II guerra del Monferrato). Morì il 26 luglio 1630, lasciando la Savoia, il saluzzese ed il Piemonte in mano francese.

2. IL FIORINO

All’inizio del XVI si diffuse l’uso di contare in fiorini “di 12 grossi ciascuno”2, i quali divennero moneta effettiva con Carlo II nel 1553, che ne coniò al titolo di 9.4 denari3 (v. tabella sottostante).

Ordini di battitura del fiorino da quando iniziò la sua coniazione negli stati sabaudi fino a C.E. I.4

RegnanteEpoca della battituraLuogoPz. al marcoTitolo
Carlo II15 VI 1553Aosta269.4
Emanuele Filiberto1 V 1558Aosta27 1/29.5
14 I 1567Torino6210.18
2 V 1578“Di quà da monti” (Piemonte)6510.18
Carlo Emanuele I18 XII 1610Torino697.12
7 VI 1629Torino e Vercelli556.21

Come si può notare dalla tabella si ha tra il 1567 ed il 1578, regnante Emanuele Filiberto si ebbe un leggera svalutazione dl nominale, con l‟aumento del numero di pezzi ricavati da un marco di lega. Per i pezzi ordinati per Torino nel 1567 (ordinanza successivamente estesa a tutto il Piemonte nel 1578), Cudazzo5 nel primo volume del MIR, dedicato a Casa Savoia, riporta un peso di gr. 4,10 (non viene specificata l‟ordinanza, se quella del ‟67 o quella del „78) contro i 9,22/9,00 grammi dell‟emissione di Carlo II.
Nel 1629 i pezzi al marco battuti calano, da 69 a 55, il titolo cala, mentre il peso aumenta, con il risultato che il fino contenuto rimane pressoché invariato

Carlo Emanuele I

NominaleFiorino “I tipo” (al tipo del 2 fiorini)Fiorino “II tipo”
Pesog 3,15g. 4,45/2,93
Diametro26 mm25 mm
MetalloArgentoArgento/Mistura
Dati da MIR Savoia (ai nr. 651; 652).

Simonetti6 riporta, per il fiorino del “I tipo”, l’ordine di batterne 25.000 marchi; quantitativo che , sempre secondo Simonetti, venne ridotto a 12000, di cui però se ne sarebbero coniati solo 158 marchi. Questo quantitativo sarebbe però da considerarsi relativo ai 2 fiorini con cui condivide le impronte.
Per quanto riguarda il fiorino del “II tipo”, la coniazione fu certamente più copiosa. (v. SIMONETTI pag. 467; 468).

3. INTRODUZIONE DEI MULTIPLI DEL FIORINO ED ANALISI DEL PEZZO DA 9.

 

Fu C.E. I ad introdurre i multipli del fiorino, dal valore di 9, 8, 3, 2 ½ e 2 fiorini7. Queste monete vennero coniate a partire dal 16108.
L‟emissione di questi nominali va inquadrata in un‟ottica di forte aumento dei corsi in quegli anni: dal Liquidario De Facis possiamo vedere come il ducatone nel 1609 (dal 1° ottobre in poi)9valesse fiorini 13, mentre all‟inizio del 1610 il suo valore si attestava già a 13.9 fiorini.
Il valore del ducatone, quindi, aumentò in maniera sempre maggiore, a causa dell‟infelice situazione in cui i singoli stati si sarebbero trovati modificando i dati di una moneta che serviva anche per i commerci internazionali e doveva essere accettata indistintamente da chiunque.
Il multiplo da 9 fiorini fu in parte una risposta a questo aumento del corso del ducatone. Il 12 luglio 1614 venivano prescritti da un’ordinanza per Torino:

RegnanteEpoca e luogo della battituraPz. al marcoTitoloPesoFino
C.E.I12 VII 1614 Torino9 1/58.1220.20.20.20/2314.18.18.18/23

Al R/. di quest‟emissione troviamo una raffigurazione di San Carlo Borromeo (in esergo: S(ANCTVS)• CAROLVS•), che Carlo Emanuele I aveva personalmente incontrato 36 anni prima, nel 1578, in occasione dell‟ostensione della S. Sindone a Torino.10
La leggenda (DISCERNE CAVSAM MEAM), tutt‟intorno al Santo, alluderebbe – secondo numerosi autori, tra cui lo stesso Traina – alla “giusta causa” dei Savoia nei riguardi dei diritti sul Monferrato, che Carlo Emanuele I, sfidando la Spagna, aveva occupato dopo la morte dell’ultimo duca della linea diretta dei Gonzaga.11.
Al D/. capeggia il busto del duca rivolto a destra. In basso, la data e tutt‟intorno: CAROLVS•EM• D:G•DVX•SAB•12.
Secondo Cudazzo il pezzo col San Carlo sarebbe stato coniato nel 1614, 1615 e 1618.
Il Liquidario De Facis (o Promis?) riporta la denominazione di “Beato Amedeo” per l‟ordinanza del 12 luglio del 1614: con tutta probabilità un errore. La classificazione corretta, secondo un criterio storico e iconografico, organizzato per emissione dovrebbe essere il seguente:

I tipo“San Carlo”g. 26,71/23,60
II tipo“Beato Amedeo” II tipog. 26,80/26,38
III tipo“Beato Amedeo” I tipog. 23,50/21,50
IV tipo“Beato Amedeo” III tipog. 23,45/20,55
V tipo“Beato Amedeo” IV tipog. 23,60/22,90
dati da MIR Savoia (ai nr. 613, 614, 615, 616, 617).

L‟equivalenza, come riportato dallo stesso Ordine di Battitura, era fissata inizialmente in ff. 9.
Il Liquidario De Facis13 riporta per il febbraio 1618 il pezzo denominato “San Carlo”, con più probabilità quello da noi definito (tabella di cui sopra) “Beato Amedeo del II – o III – tipo”, fissando per esso il valore di fiorini 9. Nel marzo del 1618 il valore del sopraccitato “Beato Amedeo” (o “San Carlo” secondo il Liquidario) era giunto a ff. 9.3 e nel luglio/agosto dello stesso anno la moneta valeva fiorini 9.9, quando il ducatone valeva fiorini 15.6. Nell‟ottobre il “9 fiorini” tornò a valere ff. 9.3, mentre toccò di nuovo i ff. 9.9 nel dicembre dello stesso anno.
Nel 1614 valeva 9.6 fiorini.

Si potrebbe ipotizzare persino, data la somiglianza stilistica, che il tipo II del “Beato Amedeo” sia immediatamente successivo o antecedente al “San Carlo”, ma che, per essi non ci sia giunta una ordinanza (per il San Carlo o per il Beato Amedeo del II tipo – più probabilmente per il Beato Amedeo, in accordo anche con quanto riportato da Promis14 nel suo I volume).

RegnanteEpoca della battituraLuogo della battituraPz. al marcoTitolo
C. E. I10 X 1618Torino10 ½7.-

Il 10 X 1618 venne emessa l‟ordinanza per Torino per la coniazione di 9 fiorini al tipo del “Beato Amedeo”, probabilmente quello definito da noi come “III tipo” (come riportato anche da Simonetti15, che però lo definisce come “I tipo”):

D/ CAROLVS•EM•D:G•DVX•SAB• Busto del duca a destra. Sotto, data e sigle di zecca.
R/ BENEDIC HAEREDITATI TVAE (con AE in nesso). Il Beato Amedeo con la testa volta a sinistra, che, con la mano destra si tiene il mantello, mentre con la sinistra regge una tavoletta appoggiata a terra (?)16. Nell‟esergo: (fiore) ff. (fiore) 9 (fiore).
Secondo Traina17 l‟interpretazione della leggenda del R/ è “benedici la tua eredità” (da Salmi, 27,9).

Altre ordinanze riportate da Promis per il “9 fiorini”:

RegnanteEpoca della battituraLuogo della battituraPz. al marcoTitolo
C.E.I15 XI 1624Torino10 ½7.-
C.E.I9 IV 1625Torino10 ½7.-
C.E.I14 V 1625Torino10 ½7.-

 

Note:
  1. PROMIS 1841, pag. 218. []
  2. PROMIS 1841 []
  3. Dati ricavati da PROMIS 1841 []
  4. V. tabella PROMIS 1842 relativa al Fiorino. []
  5. CUDAZZO 2005, nr. 516 pag. 280. SIMONETTI 1967, (Vol I, Parte I) per l’emissione di Carlo II riporta un peso di circa 9 grammi. In entrambi i testi il fiorino viene accomunato con il pezzo da 9 grossi, presumibilmente perché ne condivide le impronte, ma si tratterebbe di un‟imprecisione operata dai questi autori nell‟attribuire un nome alla moneta: infatti se si leggono gli ordini di battitura, si nota come già nel 1526 il pezzo da 9 grossi avesse un titolo di den. 6 e venisse battuto per 26 1/3 pezzi al marco. E‟ presumibile pensare quindi che il valore del fiorino nel 1553 corrispondesse a 12 grossi, come formalizzazione della moneta di conto e che non sia una nuova emissione del pezzo da 9 grossi []
  6. SIMONETTI 1967 []
  7. Non ho trovato evidenza di battiture di pezzi da 8 e 2 ½ fiorini. Il MIR vol. I riporta, invece, al nr. 626 un pezzo del valore di 6 fiorini (in cartella, nella parte bassa del R/ “ff. 6”) per la zecca di Vercelli. []
  8. Lo stesso Promis si contraddice, quando, a pagina 219 del Vol. I della sua opera sulle monete dei Savoia, parla del contratto di appalto del Mazzola del 18 XII 1610, il quale prevedeva una battitura di “m.25,000 di fiorini e doppi fiorini”. Simonetti riporta la data di cui sopra come prima ordinanza di battitura dei doppi fiorini. (SIMONETTI 1967, nr. 60 pagina 466). []
  9. PROMIS 1842, Vol.II, dati sui corsi delle monete []
  10. TRAINA 2006, pag. 103, alla voce “DISCERNE CAVSAM MEAM”. []
  11. Tratto da TRAINA 2006, pag. 103, voce “DISCERNE CAVSAM MEAM”. []
  12. CUDAZZO 2005, nr. 617, pag. 339. []
  13. v. PROMIS 1842, vol. II. []
  14. PROMIS 1841, vol. I. []
  15. SIMONETTI 1967, op.cit., pagina 462, nota 37. []
  16. CUDAZZO 2005, pagina 336, nr. 613. []
  17. TRAINA 2006, op. cit., pagina 42, 43 alla voce “BENEDIC HAEREDITATI TUAE”. []
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Massimo si occupa della gestione tecnica dei cataloghi online del network. Come informatico ha infatti curato e gestita la creazione del wiki-catalogo nato nel 2003. Fra i suoi interessi la monetazione della zecca di Parma e in particolare lo studio delle varianti dei piccoli nominali di Ferdinando di Borbone.

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