Il cavallo Percorso storico-numismatico di una moneta popolare

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di Alfredo Infusini

Tra Francia e Spagna

Alfonso d’Aragona nel 1442 riesce nell’impresa di riunire le due parti del regno di Sicilia, sottraendo quella continentale alla secolare dinastia Angioina. Questo dopo un percorso di circa due secoli, iniziato dalla Casa di Aragona con la Guerra del Vespro. Ora si tratta di ottenere l’approvazione dal Papato, che fin dall’epoca Longobarda ha avuto un occhio di riguardo verso i francesi. Dopo la lotta per le investiture, Papato e Impero, si sono reciprocamente indeboliti a vantaggio dei vari Stati e Comuni, sempre più autonomi. Anche nell’istruzione la Chiesa perde il monopolio assoluto, pure se mantiene comunque una posizione privilegiata. La Dottrina Scolastica che per secoli ha dettato legge, comincia ad avere un concorrente nell’Umanesimo. Nelle diverse Corti italiane è di moda avere un accademico di grido da esibire, da “proteggere”, da impiegare per l’istruzione degli eredi. Alla corte di Napoli, Alfonso accoglie Lorenzo Valla, autore del saggio: De falso credita et ementita Constantini donatione ”. La protezione di Alfonso è un chiaro messaggio di contestazione verso il Papato, che in base alla presunta donazione, si riserva il diritto di assegnare il feudo. Papa Eugenio IV intanto nutre un progetto ambizioso: ricomporre lo scisma d’Oriente e consolidare l’unione delle Chiese con un Concilio e una Crociata contro il Turco. Bisognoso di alleati forti, riconosce le pretese sulla corona di Napoli di Alfonso, il quale accettando l’investitura, smentisce nei fatti la tesi del suo protetto. Desideroso di dare al figlio illegittimo Ferdinando la corona di Napoli, Alfonso gli fa sposare Isabella di Taranto, parente di Ladislao I (già re di Napoli, Sicilia e Gerusalemme). Intanto gli eventi storici si susseguono. La crociata di Eugenio IV fallisce e pochi anni dopo la sua morte, nel 1453 cade Costantinopoli e un’ondata di panico si diffonde in Occidente. Numerosi filosofi greci per sfuggire ai turchi si rifugiano in Italia ed il prevedibile confronto culturale, contribuisce ulteriormente a formare una nuova élite di accademici. Dopo la morte di Alfonso avvenuta durante l’assedio di Genova nel 1458, la successione di Ferdinando I è contestata dal pontefice Callisto III Borjia, che rivendica il diritto di assegnare il feudo. Callisto III muore poco tempo dopo, e per la successione entra in lizza il cardinale senese Piccolomini che, ottenuto l’appoggio di Ferdinando, batte il favorito cardinale di Rouen. Divenuto pontefice Pio II, riconosce come sovrano di Napoli Ferdinando I, che viene incoronato re a Barletta nel 1459. Questo evento viene celebrato con grande rilievo e propagandato con un particolare carlinochiamato popolarmente Coronato. Su queste monete si può leggere: “CORONATVS:QA:LEGITIME:CERTA”.

Una frase che sottolinea la legittimità della sua nomina, per la consanguineità paterna, che però non è giudicata sufficiente da una parte della nobiltà. Infatti dopo la contestazione di Callisto III, si deve aggiungere una insurrezione armata di Giovanni d’Angiò, appoggiato dai baroni ostili a quello che considerano “mezzo sangue”. Solo nel 1464 Ferdinando riesce a ristabilire la sua autorità, ma nonostante la validità legale, l’illegittimità di sangue espone Ferdinando a pretestuose rivendicazioni. Questa partenza in salita del suo mandato induce Ferdinando alla ricerca del consenso, e come strumento di propaganda si affida alla moneta. Unifica il sistema monetario Aquilano con quello Napoletano e sono quindi ritirate monete tipiche come Bologninoe quattrino, mentre ne compaiono di nuove.

Oltre al Coronatofa battere un particolare mezzo carlino, l’Armellino(o Ermellino) per commemorare l’istituzione dell’Ordine Militare omonimo. Quindi per ingraziarsi il popolino, nel 1472 fa cessare la produzione di denari in mistura, ormai irrimediabilmente svalutati, sostituendoli con denari in rame di pari valore intrinseco: il cavallo.

Assieme al bagattino di Venezia emesso nello stesso anno per il doge Cristoforo Moro, è il primo esempio in Europa di denaro in puro rame.

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Al diritto campeggia il profilo di Ferdinando circondato dal suo nome, FERDINANDVS o FERRANDVS e relative varianti. Al rovescio appare la leggenda “EQVITAS REGNI” e un cavallo. A tale proposito Arturo Sambon nel saggio “I cavalli di Ferdinando I d’Aragona” ipotizza l’influsso nell’iconografia da parte di Diomede Carafa, conte di Maddaloni, già aio di Ferdinando e appassionato collezionista di antiquariato. Passione che ha contagiato Ferdinando, anche per l’influenza di Antonio D’Alessandro, un eminente giurista napoletano di Dottrina Scolastica, che pur essendo di un casato filo­angioino, è molto stimato. D’Alessandro è specializzato nel Diritto Romano e non a caso ritroviamo sulle monete di Ferdinando, leggende derivanti dal Diritto Romano, come è appunto EQVITAS REGNI. La scelta del cavallo come soggetto, conferma la passione per l’arte antica che accomuna sia gli aristotelici della Scolastica, sia i neoplatonici del movimento Umanistico. Questi, a differenza dei primi che si mantengono su posizioni teocentriche, prediligono una riflessione antropocentrica. Proprio questo mettere al centro l’uomo, con le sue esigenze spirituali e materiali, caratterizza l’aspetto laico della ricerca umanistica. Ciò si riflette sulle monete, veicoli culturali privilegiati. Di seguito alcuni esempi di monete antiche, possibili fonti ispiratrici degli incisori:

didramma, Macedonia,
circa 400 AC
Aes, Tessaglia
350 – 300 AC
Antoniniano, Roma
282 – 285
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