I gettoni del decano di Lodz: la moneta del ghetto ebraico

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Il ghetto di Lodz

Il ghetto di Lodz, in Polonia, fu il secondo per grandezza in quella regione geografica. Nato nel 1939 come punto di raccolta per gli oltre 220.000 ebrei (circa un terzo della popolazione cittadina), divenne presto un importante centro industriale dove, attraverso lo sfruttamento della manodopera giudaica, il regime sosteneva la produzione di materiale bellico a basso costo. L’operazione di Lodz aveva lo scopo di eliminare totalmente la componente ebraica, nell’ambito di un processo di arianizzazione della città, entro il 1° ottobre 1940.

Il 10 dicembre 1939, il regime descrive, per la prima volta, la terrificante funzione del ghetto in un atto ufficiale: punto di smistamento per la deportazione dei giudaici verso Auschwitz. Il 1° maggio 1940 gli ebrei venivano ufficialmente confinati nel ghetto. Molti furono gli abitanti, soprattutto politici ed intellettuali, che riuscirono a salvarsi fuggendo verso est prima dell’assedio, oltre i confini sovietici, alle cui testimonianze si devono gran parte delle odierne conoscenze in proposito.

I rifornimenti da parte dei tedeschi si dimostrarono spesso insufficienti, in termini di combustibile per il riscaldamento, cibo e medicinali; così, a causa del rigido inverno polacco, delle malattie e della fame, dal 1939 al 1942 persero la vita circa 43.500 persone.

L’elevata produttività del centro ne impedì, in un primo momento, il rastrellamento, che avvenne comunque, ultimo tra tutti i rastrellamenti, nell’agosto 1944, quando la città potè dirsi Judenrein, ossia libera da ebrei. Poche sono le fonti che ci parlano di questo quartiere ebreo, e tra queste, la più importante è senza dubbio il Diario di Dawid Sierakowiak, composto di cinque quaderni miracolosamente giunti salvi all’archivio dell’istituto storico ebraico di Varsavia.

FIG.1: Rumkowski enuncia un discorso pubblico a bordo della sua carrozza.
FIG.1: Rumkowski enuncia un discorso pubblico a bordo della sua carrozza.

Il Re dei Giudei

Al fine di gestire la comunità ebraica, le autorità tedesche istituirono, nel 1939, con provvedimento segreto dei corpi speciali, un consiglio ebraico (Judenrat), composto dai maschi anziani, il cui presidente, Mordechai Chaim Rumkowski, rappresentò uno dei casi più emblematici all’interno dei fatti legati alla Shoah, proprio a causa del suo comportamento verso il suo stesso popolo.

Primo Levi lo descrive come una persona boriosa, amante del potere, in grado di costituire francobolli con la sua immagine o di farsi trainare da un ronziono sulla propria carrozza tra la sua gente affamata per esaltarsi1, e deve veramente essere stato così, poiché gli abitanti del ghetto lo soprannominarono con disprezzo Re Chaim. L’industriale polacco , praticante ebreo e sionista, fu una figura controversa anche dal punto di vista dei propri ideali, spesso contrastanti, che lo portarono ad un amore ambiguo verso i suoi correligionari fatto di compromessi, ma anche a pronunziare discorsi indegni come il celebre “datemi i vostri figli”, del 4 settembre 1942, in cui chiedeva agli abitanti del ghetto di consegnare ai nazisti vecchi e bambini, perchè potessero ucciderli e lasciare in vita i più forti2, presentando un’etica discutibile, compromessa, certo, dagli avvenimenti storici del suo tempo.

I tedeschi lo investirono di poteri che nessun altro ebreo possedeva, concedendogli carta bianca al fine di mantenere l’ordine nella comunità.

FIG.2: L'immagine di Rumkowski su di un francobollo autocelebrativo.
FIG.2: L’immagine di Rumkowski su di un francobollo autocelebrativo.

Rumkowski ebbe un potere assoluto all’interno del ghetto, che egli esercitò per costituire un immane centro produttivo a servizio del Reich, convinto che il Regime, al momento della deportazione, non avrebbe potuto rinunciare a quella forza ed avrebbe risparmiato gli abitanti della cittadella.

Allo stesso scopo impose a tutti gli abitanti 12 ore di lavoro giornaliero, producendo, come lui stesso amava definirla, una fabbrica d’oro. La politica dello sfruttamento del lavoro, effettivamente, permise a Lodz di vivere più a lungo di ogni altro ghetto ebraico.

Il regime di Rumkowski costruì una sostanziale eguaglianza tra la popolazione pur nella miseria: il cibo era distribuito in eguali misure, ed in maniera più o meno legittima si perseguirono cultura ed educazione.

Le condizioni di vita all’interno del ghetto portarono, talvolta, allo sciopero degli abitanti, ma tali iniziative vennero pressoché sempre placate attraverso la polizia ebraica del Jundenalteste3 e punite con la riduzione delle derrate alimentari.

L’isolamento commerciale: una forma di spoliazione dei beni.

Il 7 aprile 1933 veniva emessa, nello stato teutonico, la legge sulla riforma delle amministrazioni pubbliche: la prima di una serie di provvedimenti conosciuti oggi con il termine di leggi razziali.

Attraverso tali leggi, la Germania nazista provvedeva a spogliare gli ebrei, minoranza corposa e ricca di risorse, del capitale necessario per la guerra attraverso la causa della protezione del sangue ariano.

Perchè i provvedimenti contro la popolazione giudaica non trovassero troppo ostacolo presso la cittadinanza tedesca, si attivò un processo graduale di denigrazione, creazione dell’odio ed isolamento, anche attraverso l’utilizzo degli enti d’istruzione del regime, dei circoli ricreativi e degli altri luoghi di aggregazione sociale, che porrtò ben presto alla formazione dei ghetti e dei campi di sterminio, con il doloroso epilogo che noi tutti conosciamo.

Tra le altre limitazioni imposte agli ebrei, come la negazione del matrimonio misto e della possibilità di insegnare nelle scuole, vi era anche la ghettizzazione economica: assieme all’invasione del Belgio, infatti, il 10 maggio 1940 si legiferava in materia di scambi commerciali: diveniva fortemente proibito ogni commercio o scambio di beni tra ebrei e non-ebrei sotto pene asprissime.

Poiché l’approvvigionamento dei ghetti era spesso insufficiente, in termini di cibo, legna da ardere e medicine, era spesso necessario trovare altri mezzi di rifornimento illeciti, che avvenivano clandestinamente tra gli abitanti del quartiere giudaico e gli esterni. Alcuni ghetti, tuttavia, tra cui quello di Lodz godevano, per così dire, di una sorveglianza speciale, che impediva anche questi scambi, del tutto frequenti nelle altre aree dell’impero tedesco.

Oltre un maggior controllo militare determinato dalla volontà del Decano Rumkowski, infatti, dal 24 giugno 1940 egli aveva disposto, con la sua settantesima ordinanza, che tutte le monete del Reich circolanti nel ghetto fossero scambiate con buoni spendibili unicamente all’interno del quartiere presso gli spacci ufficiali, rendendo, di fatto, impossibile ogni commercio con l’esterno.

Il permesso ad utilizzare questi buoni veniva direttamente da Hans Biebow: l’ufficiale tedesco da cui formalmente dipendeva il decano e tutta la comunità. Queste ricevute avrebbero permesso una funzione bivalente, ovvero non solo quella di impedire i contatti commerciali con l’esterno, ma anche quella di spogliare i prigionieri di ogni loro bene, velocizzando la liquidazione del capitale giudaico: i segregati, infatti, ridotti alla fame, accettavano di buon grado di scambiare i loro valori per nutrirsi.

La figura di Rumkowski, caratterizzata da un’insana mania di potere, forse eccitato dall’idea di poter stampare banconote a suo nome, fondò, quale ente emittente, la Banca del Ghetto, che si avvalse della tipografia Manitius per emettere, a partire dal 9 luglio 1940, i buoni, detti Quitting, stampati su carta filigranata fornita dal Regime.

Due anni dopo, nel 1942, l’ufficio postale emise le prime monete a nome del Decano di Lodz. I cittadini ribattezzarono questa moneta con il termine rumka o anche haimka, dal nome del Presidente Chaim; la valuta fu in corso sino alla chiusura del ghetto, il 29 agosto 1944.

Questa operazione produsse per lo stato un utile di svariati milioni di marchi, a scapito degli ebrei che morirono in 43.500 per freddo, fame e malattie.

Gettone o moneta

Primo Levi esordisce la sua trattazione sul re dei giudei, in “La zona grigia”4 portando a testimone dei fatti una moneta del ghetto di Lodz, che egli racconta di aver trovato a terra dopo la liberazione del campo di Auschwitz. La storia di queste monete, a cui lui accenna, è curiosa quanto abominevole e rappresenta un caso rarissimo di sub-produzione della valuta, che trova analogie solo con le coeve banconote di Terezìn, in Cecoslovacchia.

Non è semplice definire la differenza che sussiste tra un gettone con valore fiduciario ed una moneta: entrambi si spendono, si scambiano con beni e servizi, sono simili per forma. Ciò che conferisce il titolo di moneta ad un oggetto, tuttavia, non è la sua capacità di essere agilmente scambiata sul mercato: per definirsi moneta legale, un oggetto deve essere previsto e descritto da un’apposita legge che obblighi tutti i cittadini sottoposti all’autorità legiferante ad accettarla in cambio di beni e servizi; in altre parole una moneta è un oggetto simbolico, il cui valore è garantito dall’autorità emittente ed assume più o meno importanza a seconda di quanto l’autorità garante sia affidabile o meno.

Or dunque rimane da stabilire se il Decano del ghetto possa ritenersi un’autorità emittente e attraverso quali mezzi abbia dato valore al manufatto metallico.

Per definirsi in grado di coniare, un’autorità deve essere in condizione autonoma, e quindi indipendente da altre forze egemoni, come i moderni stati o le polis greche nell’antichità, oppure deve aver ricevuto il “permesso” dall’autorità che detiene la libertà, come avveniva per i vassalli nel medioevo.

É chiaro che, almeno in questo caso, non possa trattarsi di una comunità autonoma, possiamo definire, inoltre, che la carica di Presidente del consiglio degli anziani era istituzionalmente prevista dal 1939, ma che non sussisteva una legge nazionale secondo cui Rumkowski assumeva il diritto di battere moneta; inoltre, nell’atto n°70, relativo proprio ai commerci nel ghetto, non si parla mai di monete, ma unicamente di ricevute.

In sostanza, il marco del ghetto, non è una moneta, ma formalmente una semplice ricevuta di pagamento che, per un regolamento interno, deve essere utilizzata in luogo del numerario, come riporta la stessa dicitura QUITTING, ovvero “quietanza” che vi è impressa..

Le emissioni

1942, I serie

L’inizio delle emissioni è sancito nel 1942; Seppure la battitura di questi oggetti possa ritenersi autorizzata dal regime, si tende a determinare questi manufatti come gettoni, più che monete, per il semplice fatto che questi non circolavano in virtù di una legge nazionale e non erano legalmente spendibili sull’intero territorio.

Come precedentemente anticipato, in questa valuta erano stipendiati gli operai, i quali potevano, a loro volta, corrisponderla presso gli spacci ufficiali per acquistare il cibo necessario, nella quantità di ottocento calorie giornaliere. I gettoni erano realizzati in una lega di magnesio ed alluminio, la stessa che Primo Levi descriverà come “lega leggera”; tale composto metallico rappresentava lo scarto dell’industria aeronautica tedesca, nella quale veniva largamente utilizzato per la sua leggerezza. Oltre che leggero, tuttavia, il magnesio era facilmente deteriorabile, per questo i gettoni, già rarissimi a causa del loro successivo ritiro dal commercio, sono sovente in cattive condizioni conservative.

5 PFENNING

D/ LIZMANNSTADT-GETTO

stella di David sovrapposta a sei spighe.

R/ DER ALTESTE DER JUDEN

numero 5, sopra ad una stella estafila tra due foglie di alloro.

g. 0,96 Ø 18 mm metallo: lega alluminio-magnesio R5

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10 PFENNING

D/ LIZMANNSTADT-GETTO

stella di David sovrapposta a sei spighe.

R/ DER ALTESTE DER JUDEN

numero 10, sopra ad una stella estafila tra due foglie di alloro.

g. 0,96 Ø 21 mm metallo: lega alluminio-magnesio R5

Bibliografia: Parchimowicz 13.

foto Dr. Busso Peus Nachfolger. auction 412

 

1942, II serie

FIG.3: un esemplare da 10 pfenning tedesco.
FIG.3: un esemplare da 10 pfenning tedesco.

La somiglianza tra la prima serie di gettoni e i 10 pfenning tedeschi in corso legale all’epoca, non ebbe buoni riscontri da parte dei nazisti, i quali imposero un nuovo conio con l’immagine unica della stella di David caratterizzata dalla sovrimpressione della data in incuso. I vecchi pfenning vennero evidentemente ritirati, come testimonia, oggi, la loro rarità; i nuovi entrarono in circolazione nel ghetto alla fine del 1942. Di questa tipologia è noto un esemplare di prova in argento: un unicum venduto recentemente all’incanto per la somma di 1922,80 dollari.

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10 PFENNING

D/ DER AELTESTE DER JUDEN IN LITZMANNSTANDT (Il decano degli ebrei di Litzmannstandt)

La data, 1942, in incuso sopra la stella di david.

R/ QUITTING ṺBER PFENNING (quietanza per 10 pfenning)

valore 10 in caratteri arabi.

g. Ø 29 mm metallo: lega alluminio-magnesio R5

Bibliografia: N.C.

3/a variante: come sopra ma in argento. conosciuta in un unico esemplare. g. 2,4 Ø 29 mm

foto Stak’s asta aprile 2010.

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1943, serie unica

Nel 1943 compare la nuova serie; i gettoni tornano a somigliare a delle monete, con immagini ed epigrafia accattivanti in pieno stile ventennio. Il pfenning viene sostituito dal marco. Queste emissioni saranno realizzate in una lega di alluminio e magnesio come le precedenti, tuttavia ne sono note alcune varianti in solo alluminio.

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5 MARCHI

D/ ● DER AELTESTE DER JUDEN ● IN LITZMANNSTADT (Il decano degli ebrei di Litzmannstandt)

valore 5 a tutto campo sovrastato dalla dizione “quitting uber” in cartella.

R/ GETTO (ghetto)

stella di David entro circonferenza interrotta dalla data 1943.

g. 1,03 Ø 22,7 mm metallo: lega alluminio-magnesio R4

Bibliografia: Parchimowicz 14a/14b

foto asta Stak’s, aprile 2010.

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10 MARCHI

D/ ● DER AELTESTE DER JUDEN ● IN LITZMANNSTADT (Il decano degli ebrei di Litzmannstandt)

valore 10 a tutto campo sovrastato dalla dizione “quitting uber” in cartella.

R/ GETTO (ghetto)

stella di David entro circonferenza interrotta dalla data 1943.

g. 1,71 Ø 28,4 mm metallo: lega alluminio-magnesio R4

Bibliografia: Parchimowicz 15b/15c

foto munzenhandlung Harald Moller. Augtion 64.

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20 MARCHI

D/ ● DER AELTESTE DER JUDEN ● IN LITZMANNSTADT (Il decano degli ebrei di Litzmannstandt)

valore 20 a tutto campo sovrastato dalla dizione “quitting uber” in cartella.

R/ GETTO (ghetto)

stella di David entro circonferenza interrotta dalla data 1943.

g. 2,10 Ø 33,4 mm metallo: lega alluminio-magnesio R4

Bibliografia: Parchimowicz 16

immagine da wikipedia

 

Bibliografia

LEVI 1986. Primo Levi. I sommersi e i salvati. Roma, 1986.

MIKOLAJCZVK 1994. Andrzej Mikołajczyk. Leksykon Numizmatyczny. Warszawa, 1994

MENZEL 1997. Peter Menzel. Deutsche Notmunzen und sonstige geldersazmarken 1840-1990. Gutersloh, 1997.

STERLING 1980. L. Sterling. Money lodz ghetto in World Coins News, 26 agosto 1980.

PARCHIMOWICZ 1997. Janusz Parchimowicz. Katalog monet poliskich obiegowych i kolekcjonerskich od 1916. Wydawnictwo Nefryt, 1997.

ROSEMBLUM 1982. William Rosemblum. Lodz’s ghetto money, in World Coin News. 19 gennaio 1982.

1 vedasi LEVI 1986 ; La zona grigia.

2 Mordechai Chaim Runkowski, pronunciò il 4 settembre 1942 le celeberrime ed atroci frasi: “Un atroce colpo si è abbattuto sul ghetto. Ci viene chiesto di consegnare quello che di più prezioso possediamo – gli anziani ed i bambini. Sono stato giudicato indegno di avere un figlio mio e per questo ho dedicato i migliori anni della mia vita ai bambini. Ho vissuto e respirato con i bambini e mai avrei immaginato che sarei stato obbligato a compiere questo sacrificio portandoli all’altare con le mie stesse mani. Nella mia vecchiaia, stendo le mie mani ed imploro: Fratelli e sorelle! Passatemeli! Padri e madri! Datemi i vostri figli!”

3 con questo termine si indicava il decano o presidente del consiglio giudaico.

4 vedasi LEVI 1986

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