Evoluzione stilistica e proposta di seriazione cronologica della monetazione di Giuliano II

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Il presente articolo nasce in seguito ad uno scambio di opinioni tra gli autori incentrate sull’evoluzione ritrattistica evidente nella monetazione dell’imperatore Giuliano II, considerazioni emerse in seguito ad un analogo topic postato sul sito Lamoneta.it . Il ritratto monetale di questo regnante seppure coprente un lasso temporale tutto sommato limitato (otto anni) si evolve in modo importante nel tempo e dall’immagine imberbe del periodo da Cesare giunge a quello ampiamente barbuto dell’ultima fase del regno consentendo di distinguerne un’evoluzione ben più profonda di quella esclusivamente fisica. Tale cambiamento non riflette semplicemente il fisiologico invecchiamento di Giuliano ma evidenzia a maggior ragione il pieno affermarsi della personalità di questo imperatore attratto dalla religione pagana e dallo studio della filosofia neoplatonica. Un sovrano un po’ sognatore, profondamente impregnato dei concetti dell’ellenismo e della filosofia greca che probabilmente accarezzò l’idea di restaurare l’antica religione pagana professata da lui stesso a dispetto di quella emergente cristiana che stava ormai mettendo fine a quella classica di tradizione greco-romana che era ormai relegata, salvo qualche eccezione, nelle province più periferiche e nei villaggi rurali (pagi da cui il termine italiano pagano) più attardati culturalmente e che stava causando, nel suo pensiero, la decadenza dell’Impero in quanto quest’ultimo erede della tradizione e della religione ellenistica e quindi latina. In breve un personaggio storico non di grande impatto nella Storia Romana e ma che da sempre fa discutere studiosi e letterati antichi e recenti.

 

Biografia

Flavius Claudius Iulianus detto Giuliano II, Giuliano il Filosofo o ancora Giuliano l’Apostata nacque a Costantinopoli il 6 novembre 331. Apparteneva alla dinastia costantiniana (il padre Giulio Costanzo era fratellastro di Costantino essendo nato dall’unione di Costanzo Cloro con Flavia Massimiana Teodora) e precisamente era cugino di Costanzo II. Nelle purghe familiari che seguirono al decesso di Costantino quest’ultimo fu responsabile dell’uccisione di molti maschi appartenenti alla discendenza costantiniana che potevano reclamare diritti di successione: nella famiglia di Giuliano fu ucciso il di lui padre, un fratellastro maggiore, uno zio e sei cugini. Egli sopravvisse probabilmente in virtù della giovane età e con lui si salvò il fratello Costanzo Gallo, cagionevole di salute e probabilmente ritenuto destinato a una morte prematura. Giuliano riferì in seguito (362 d.C., Contro il cinico Eraclio) di avere avuto salva la vita grazie all’intercessione del divino Helios che lo condusse lontano “dal sangue, dal tumulto, dalle grida e i morti”. In realtà Costanzo II lo allontanò dai centri di potere ed lo inviò a Nicomedia presso una villa di proprietà della nonna materna, non prima di averne confiscato i beni paterni. Qui ebbe come precettore Mardonio, un goto profondamente attratto dalla cultura greca che per primo gli trasmise la conoscenza della letteratura greca classica, dei suoi autori e in genere del mondo dell’epica greca. Nel 341 Giuliano venne privato della presenza del suo precettore e inviato con il fratello in una tenuta imperiale in Cappadocia dove ebbe modo si studiare l’Antico e il Nuovo Testamento finché nel 347 Costanzo II li riammise a corte a Costantinopoli riaffidandolo a Mardonio e al grammatico pagano Nicocle di Sparta. Estroverso, semplice nei modi e alla mano, ben presto divenne popolare a Costantinopoli e forse proprio per limitare le simpatie che stava attirando Costanzo II lo inviò (351) a Nicomedia dove, nonostante gli fosse stato proibito, studiò le lezioni del retore pagano Libanio che segnò profondamente in seguito il suo stile negli scritti. Iniziò gli studi filosofici e si avvicinò alla scuola filosofica del neoplatonismo che faceva riferimento a Giamblico. A conclusione dei suoi studi filosofici Giuliano fu iniziato ai misteri di Mitra. Nel marzo 351 il fratello Costanzo Gallo divenne Cesare e questi si preoccupò delle derive filosofiche e religiose del fratello Giuliano arrivando al punto di inviare il diacono ariano Aezio a verificare la situazione: i rapporti furono tranquillizzanti in quanto Giuliano pubblicamente continuava a professarsi cristiano praticante e reggeva bene il confronto teologico. Quest’aspetto era evidentemente importante per evitare di entrare in contrasto non solo con il Cesare ma anche con l’Imperatore che sosteneva il cristianesimo ariano e che nel 341 aveva emesso un editto per mezzo del quale proibiva i sacrifici pagani, imponeva la chiusura ai templi e ne inibiva l’accesso. Diverso in realtà era il comportamento privato tra le mura della sua villa, dove continuava la frequentazione di Giuliano con filosofi e religiosi pagani. Il fratello Costanzo Gallo cadde in disgrazia e Costanzo II durante il viaggio di rientro a Mediolanum (Milano) lo fece arrestare e uccidere a Pola (354): lo stesso Giuliano fu convocato e quindi incarcerato per sei mesi colpevole, secondo Costanzo II, di aver tramato con il fratello ai suoi danni. Trascorso tale tempo fu liberato grazie all’intervento dell’imperatrice Eusebia e inviato ad Atene, dove ebbe modo di continuare ad approfondire i suoi studi filosofici neoplatonici. A breve però fu richiamato a Mediolanum (355) e giuntovi con molta apprensione scoprì del tutto inaspettatamente che il motivo era dato dalla sua nomina a Cesare (6 novembre 355). Costanzo II era alle prese a ovest con il problema di una Gallia soggetta a varie usurpazioni (quella di Magnenzio – 350-353 d.C. e quella di Claudio Silvano – 354-355 d.C.), sottoposta alla pressione esercitata sulle frontiere da Franchi e Alemanni e di una Pannonia pressata dai Quadi; a est invece i Sasanidi premevano sull’Armenia, strategica per il controllo di quel settore. Da qui l’idea di Costanzo di assegnare a Giuliano il controllo dell’esercito di stanza in Gallia, in quanto legittimo discendente della dinastia costantiniana e di concentrare il suo interesse sulla parte orientale dell’Impero. Costanzo inoltre gli fece sposare Elena, figlia di Costantino e Fausta, di religione cristiana ortodossa (forse per stemperare le voci sulle mormorate simpatie del Cesare verso il paganesimo) dalla quale non ebbe figli viventi e che di lì a qualche anno morì (Colonia Iulia Viennensis, Vienne, 360 d.C.). Il nuovo Cesare partì da Mediolanum alla volta della Gallia il 1 dicembre 355 affiancato nella conduzione dell’esercito da alcuni generali (tra i quali Marcello e Severo), vista la sua scarsa preparazione in ambito militare e strategico; in realtà questa mossa fu adottata da Costanzo II anche per limitare i poteri del cugino. Quest’ultimo stabilì nella Gallia meridionale a Colonia Iulia Viennensis (Vienne) la sua residenza e l’anno seguente si spostò a nord presso Durocortorum (Reims) seguito dall’esercito e iniziando una campagna militare dagli esiti altalenanti; dopo aver subito un assedio ad Agedicum (Sens) senza ricevere aiuto da parte di Marcello, Giuliano denunciò l’accaduto a Costanzo II che sostituì il magister militum con Severo e assegnò al cugino pieni poteri militari. Fu così che l’estate successiva Giuliano diede l’avvio a una campagna militare nei territori alamanni a est del Limes renano che si concretizzò con la vittoria presso Argentoratum (Battaglia di Strasburgo – agosto 357) al termine della quale fu acclamato imperatore dalle truppe, titolo che egli rifiutò. Ottenuta una tregua con gli Alamanni rivolse quindi la sua attenzione ai Franchi che razziavano i territori della regione della Mosa nella Gallia Settentrionale, costringendoli a loro volta alla resa. Ne seguì un periodo costellato da vittorie romane che portarono i Franchi e gli Alemanni a richiedere nuovi trattati di pace (359). L’anno seguente Decenzio, inviato da Costanzo II, chiese indirettamente a Giuliano (la richiesta fu formulata a due generali del suo stato maggiore) un pesante contributo militare umano necessario per lo svolgimento delle operazioni belliche contro i Sasanidi. Giuliano si rifiutò di consegnare il contingente e a Lutetia Parisiorum (Parigi) fu acclamato Augusto dall’esercito, issandolo sugli scudi alla maniera barbarica (gennaio/febbraio? 360); scrisse quindi una lettera a Costanzo II dove firmandosi Cesare affermava che egli non era il sobillatore della sollevazione dell’esercito bensì quest’ultimo stesso recalcitrante al trasferimento in Oriente, che egli aveva accettato la carica augustea solo al fine di evitare un ammutinamento e che si rendeva disponibile all’invio di un piccolo contingente militare. Richiedeva in ultimo la sua piena autonomia nel governo dei territori gallici. La reazione di Costanzo II fu ostile: gli ordinò di rinunciare al titolo di Augusto e invitò il re alamanno a invadere la Gallia. Giuliano in risposta non solo non dismise la porpora imperiale ma attaccò le truppe barbare come dimostrazione preventiva di forza militare e per farsi consegnare come tributo uomini da incorporare tra le fila del suo esercito. Riporta lo storico Ammiano Marcellino: «… dopo che ebbe lasciato le provincie occidentali e per tutto il tempo che rimase in vita, tutti i popoli si mantennero quieti, quasi fossero stati pacificati dal caduceo di Mercurio» (Res Gestae, XXV, 4, 14). Pacificata quindi la Gallia, si ritirò con l’esercito a sud presso Colonia Iulia Viennensis, dove il 6 novembre 360 festeggiò i quinquennalia; la primavera seguente divise l’esercito in tre tronconi guidati da lui e dai generali Gioviano (futuro imperatore) e Nevitta e al principio di ottobre Giuliano raggiunse a Sirmium (Sremska Mitrovica) che si arrese senza opporre resistenza. Da qui si recò a Naissus (Niš), città natale di Costantino e quindi in Tracia per poi tornare a Naissus. Qui fu raggiunto da una delegazione che lo informava della morte di Costanzo II (avvenuta il 3 novembre) e il riconoscimento di Giuliano quale Augusto da parte delle province e degli eserciti della pars Orientalis. Giuliano scrisse nei suoi testi “… Helios, cui mi sono rivolto in cerca di aiuto prima che a ogni altro dio, e il supremo Zeus mi sono testimoni: non ho mai desiderato uccidere Costanzo, anzi, ho desiderato il contrario. Perché allora sono venuto? Perché gli dei me l’hanno ordinato, promettendomi la salvezza se avessi obbedito, la peggiore sventura in caso contrario.” (Epistola 28): in queste poche parole si palesa chiaramente il riferimento alle divinità classiche greco-romane e che la sua assunzione al trono era dovuta, a suo avviso, alla loro divina volontà. Attaccamento religioso che celava l’intima convinzione di avere ricevuto da Helios-Mitra il compito di restauratore dell’Impero tanto che giunto a Costantinopoli (11 dicembre 361) dopo aver adempiuto ai funerali di Costanzo II diede subito l’avvio alla costruzione di un mitreo nel palazzo imperiale. Vero è che emanò un editto di tolleranza religiosa nei confronti di tutte le religioni il che portò al rientro dall’esilio di vescovi ortodossi ma anche alla riapertura di templi pagani e ai loro sacrifici. Mentre risiedeva nella capitale Giuliano, accostato da filosofi e teurghi del tempo anche a Eracle o Dioniso (lo stesso Ammiano Marcellino nel suo Le Storie lo descrive come “uomo certamente degno di essere annoverato fra i geni eroici”), cominciò ad accarezzare l’idea di ripercorrere le gesta di Alessandro Magno e di conquistare la Persia: a rafforzare questo intento ci furono anche gli auspici favorevoli del teurgo Massimo che lo designava come Alessandro redivivo. Cominciò quindi a pianificare la campagna militare e si mise in viaggio via terra verso Antiochia, più vicina alla zona di azione. Non è ben chiara la data del suo arrivo nella città siriana in quanto alcuni storici contemporanei la attribuiscono all’inizio del 362 ma Zosimo afferma che Giuliano compì a Costantinopoli “una sosta di dieci mesi”; considerando che un viaggio via terra portava via circa un ulteriore mese l’arrivo ad Antiochia si collocherebbe verso la fine (ottobre?) dell’anno. Datazione un po’ tarda sapendo che l’inizio della campagna militare va collocato al 5 marzo 363: cinque mesi per organizzare una campagna bellica sarebbero stati indubbiamente pochi ma a ciò si può obiettare la considerazione che forse la preparazione per la spedizione iniziò già a Costantinopoli. La spedizione sasanide, iniziata nonostante gli auspici non fossero favorevoli, si concretò in un’avanzata militare romana che raggiunse nei primi giorni di giugno la capitale Ctesifonte: temendo un attacco da parte del grosso dell’esercito sasanide Giuliano rinunciò all’assedio e tentò di ricongiungersi con il contingente romano guidato dal cugino Procopio muovendo verso nord, nel tentativo di affrontare l’esercito di Sapore in una battaglia campale, mai verificatasi. Compì però un errore fatale quando, nel tentativo di accelerare la marcia, fece incendiare le navi romane sul Tigri che fornivano appoggio logistico alle truppe già provate dalle marce sotto il sole cocente della Mesopotamia, fiaccandone ulteriormente il morale. Il 26 giugno mentre stava dirigendosi verso la città di Samarra la retroguardia romana fu attaccata e Giuliano privo dell’armatura guidò il contrattacco, venendo ferito da un giavellotto che ne provocò la caduta da cavallo. Gli storici da sempre (il primo fu lo stesso Appiano Marcellino) evidenziarono la possibilità che l’arma non fosse stata scagliata da mano persiana; eventualità da prendere in seria considerazione e tutt’altro che remota, alla luce dell’abbondante presenza di cristiani sia tra la truppa che nei ranghi militari, tra i quali figuravano vari generali che indossarono in seguito la porpora imperiale, come Gioviano e Valentiniano I. A prescindere da chi lo ferì mortalmente, il giorno seguente Giuliano morì nella sua tenda. Un consiglio retto da generali e militari offrì la carica imperiale dapprima a Salustio, il Præfectus Prætorio Orientalis ( anch’egli studioso della filosofia neoplatonica) che rinunciò adducendo motivi di salute e l’età avanzata; quindi la scelta ricadde sul cristiano Gioviano, uno dei generali dell’esercito giulianeo.
La morte di Giuliano divenne fondamentale anche per la continuità dello stesso Impero che rischiava, con un possibile inasprirsi delle posizioni imperiali anti-cristiane, di cadere in una sanguinosa guerra civile tra cristiani e pagani. Invece in questo modo la parentesi “pagana” di Giuliano si chiudeva, la decadenza del paganesimo proseguiva nel suo inarrestabile declino e il cristianesimo di lì a breve con Teodosio sarebbe divenuto la religione ufficiale dell’Impero. I culti pagani furono proibiti, i templi chiusi o demoliti, i sacrifici alle divinità sanzionabili con pene severe.

 

Numismatica

Il R.I.C. non ci conforta molto nella seriazione cronologica delle emissioni, raggruppandole generalmente, salvo rare eccezioni, al periodo 355-360/1 d.C. per quelle con il titolo di Cesare e al successivo triennio 361-363 per quelle recante titolatura da Augusto. Le prime emissioni numismatiche di Giuliano II sono successive alla sua nomina a Cesare del 355 e furono emesse sia dalle zecche occidentali, poste sotto il suo controllo (Lugdunum, Arelate, Roma, Aquileia) che da quelle orientali sotto il controllo di Costanzo II (Alessandria, Antiochia, Costantinopoli, Cyzico, Heraclea, Nicomedia, Sirmium, Siscia, Thessalonica) con l’ esclusione di quella di Treveri. Generalmente il ritratto è rivolto a destra, rappresentato a capo scoperto e volto glabro, busto corazzato drappeggiato ed è presente su monete in bronzo, argento e oro. La legenda del dritto richiama la sua titolatura a Cesare, Nobilissimus Caesar, nelle forme CAES, NOB CAES, NOB CS, NOB C, NC. La monetazione bronzea presenta due tipi di rovescio, il classico FEL TEMP REPARATIO con soldato che trafigge il barbaro a terra e la SPES REIPVBLICE con rovescio rappresentante Giuliano reggente il globo e la lancia, rispettivamente su modulo AE3 e AE4 che riprendono la monetazione di Costanzo II.

Figura 1) Giuliano II Cesare. 355-361 AD. Æ 18mm (2.85 g). Zecca di Siscia. DN IVLIAN-VS NOB C, capo scoperto, drappeggiato e busto corazzato rivolto a destra / FEL TEMP REPARATIO, soldato stante a sinistra che trafigge un cavaliere cadente; M-//DSISZ. RIC VIII 371; LRBC 1235. (www.cngcoins.com)
Figura 1) Giuliano II Cesare. 355-361 AD. Æ 18mm (2.85 g). Zecca di Siscia. DN IVLIAN-VS NOB C, capo scoperto, drappeggiato e busto corazzato rivolto a destra / FEL TEMP REPARATIO, soldato stante a sinistra che trafigge un cavaliere cadente; M-//DSISZ. RIC VIII 371; LRBC 1235. (www.cngcoins.com)
Figura 2) Giuliano II Cesare. 355-361 AD. Zecca di Tessalonica. DN IVLIAN-VS NOB C, capo scoperto, drappeggiato e busto corazzato rivolto a destra / SPES REI-PVBLICE, Giuliano stante a sinistra reggente un globo nella mano sinistra e una lancia nella destra; SMTSϵ. RIC VIII 118. (www.cgb.fr)
Figura 2) Giuliano II Cesare. 355-361 AD. Zecca di Tessalonica. DN IVLIAN-VS NOB C, capo scoperto, drappeggiato e busto corazzato rivolto a destra / SPES REI-PVBLICE, Giuliano stante a sinistra reggente un globo nella mano sinistra e una lancia nella destra; SMTSϵ. RIC VIII 118. (www.cgb.fr)
Figura 3) Elena II (?) 360 d.C. ca. , AR siliqua. 2.84 g, 17mm, 5h. Zecca incerta. FLAV MAX HELENA AVG, testa diademata e busto drappeggiato rivolto a destra / AETERNITAS, Aeternitas stante a sinistra, reggente globo e timone al suolo. RIC / . (http://romanumismatics.com/) Esemplare riferito come unico e non pubblicato, riferibile alla morte dell’Augusta.
Figura 3) Elena II (?) 360 d.C. ca. , AR siliqua. 2.84 g, 17mm, 5h. Zecca incerta. FLAV MAX HELENA AVG, testa diademata e busto drappeggiato rivolto a destra / AETERNITAS, Aeternitas stante a sinistra, reggente globo e timone al suolo. RIC / . (http://romanumismatics.com/)
Esemplare riferito come unico e non pubblicato, riferibile alla morte dell’Augusta.

La monetazione di Giuliano II da unico Augusto in quanto successore di Costanzo II parte dall’ottobre/novembre 361 fino alla sua morte, avvenuta come detto nel giugno 363 d.C. In contrasto con l’immagine imberbe da Cesare quella da Imperatore è contraddistinta da un ritratto barbato con chiaro riferimento alle sue credenze e ideali filosofici (di norma la barba lunga contraddistingueva i filosofi greco-romani) che interessa tutti i nominali, a dimostrazione che non si tratta di un ritratto idealizzato ma estremamente realistico del suo volto. Una delle sue prime emissioni in oro riportante il titolo di Augusto è un solidus emesso a Sirmium e Thessalonica con rovescio barbato e rovescio riportante legenda VIRTVS EXERCITI ROMANORVM con iconografia rappresentante un soldato (o Virtus?) che regge un trofeo e schiaccia a terra un nemico sconfitto inginocchiato. Si tratta di un’iconografia monetale già presente in precedenza che riportava però legenda VIRTVS EXERC GALL con riferimento al valore dell’esercito gallico e sulla quale torneremo in seguito.

Figura 4) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AV Solidus (4.53 g, 7 h). Zecca di Sirmium. FL CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VIRTVS EXERCI-TUS ROMANORVM, soldato (Virtus?) stante a destra reggente uno scettro e schiacciante a terra un prigioniero sconfitto con l’altra mano; SIRM . RIC VIII 96; Depeyrot 21/1. (www.cngcoins.com)
Figura 4) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AV Solidus (4.53 g, 7 h). Zecca di Sirmium. FL CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VIRTVS EXERCI-TUS ROMANORVM, soldato (Virtus?) stante a destra reggente uno scettro e schiacciante a terra un prigioniero sconfitto con l’altra mano; SIRM . RIC VIII 96; Depeyrot 21/1. (www.cngcoins.com)

Lo stesso cambiamento del ritratto si apprezza anche nella monetazione argentea e bronzea.

Figura 5) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. Æ 27mm (8.11 g, 6 h). Zecca di Costantinopoli. FL CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / SECVRITASREIPVB •, Toro stante a destra sormontato da due stelle; •CONSPΔ. RIC VIII 162; LRBC 2058. (www.cngcoins.com)a destra / SECVRITASREIPVB •, Toro stante a destra sormontato da due stelle; •CONSPΔ. RIC VIII 162; LRBC 2058. (www.cngcoins.com)
Figura 5) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. Æ 27mm (8.11 g, 6 h). Zecca di Costantinopoli. FL CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / SECVRITASREIPVB •, Toro stante a destra sormontato da due stelle; •CONSPΔ. RIC VIII 162; LRBC 2058. (www.cngcoins.com)a destra / SECVRITASREIPVB •, Toro stante a destra sormontato da due stelle; •CONSPΔ. RIC VIII 162; LRBC 2058. (www.cngcoins.com)

Sulla base di queste osservazioni possiamo affermare che il ritratto giulianeo si evolve in maniera significativa e le evidenze più palesi e immediate sono costituite dalla presenza del diadema (con riferimento all’investitura imperiale) e della barba. L’obiettivo del presente articolo è quello di incrociare le evidenze numismatiche con quelle biografiche, in modo da tentare di riordinare le emissioni in senso cronologico, seguendo la traccia fornita dalla presenza della barba e le sue successive modificazioni. In assenza di una precisa seriazione temporale fornita dal RIC si è deciso di seguire i ritratti relativi a un’iconografia che ci consente di risalire alla data di emissione: le monete con i VOTA. Se infatti la nomina a Cesare risale al 6 novembre 355, i quinquennalia (VOT V) dovrebbero collocarsi attorno al 360 quindi più o meno nel periodo da Cesare di Giuliano che corrisponde, se mi passate il termine, al suo “periodo gallico”. Sulla base di questo assunto, valutando le emissioni di Arelate, Lugdunum e Treveri, zecche attive nel territorio gallico e alle cui maestranze doveva esser ben nota la fisionomia del Cesare, si dovrebbe valutare con buona certezza le fattezze del volto di Giuliano.
Cominciamo quindi con due monete da Arelate:

Figura 6) Giuliano II Cesare. 355-360 AD. AV Solidus (4.50 g, 12 h). Zecca di Arelate. FL CL IVLIANVS NOB CAES, capo scoperto, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / GLORIA REI-PVBLICAE, Roma seduta di fronte a Costantinopoli seduta con il piede destro sulla prua, ognuna reggente uno scettro nella mano sinistra e nella destra reggenti uno scudo con inciso VO-TIS-V su tre linee; *//•KONS(AV). RIC VIII 239; Ferrando 1185; Depeyrot, Émissions 130; Depeyrot 7/2; DO 154. (www.cngcoins.com)
Figura 6) Giuliano II Cesare. 355-360 AD. AV Solidus (4.50 g, 12 h). Zecca di Arelate. FL CL IVLIANVS NOB CAES, capo scoperto, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / GLORIA REI-PVBLICAE, Roma seduta di fronte a Costantinopoli seduta con il piede destro sulla prua, ognuna reggente uno scettro nella mano sinistra e nella destra reggenti uno scudo con inciso VO-TIS-V su tre linee; *//•KONS(AV). RIC VIII 239; Ferrando 1185; Depeyrot, Émissions 130; Depeyrot 7/2; DO 154. (www.cngcoins.com)
Figura 7) Giuliano II Cesare. 355-360 AD. AR Siliqua (18mm, 2.12 g, 5h). Zecca di Arelate. FL IVLIANV-S NOB CAES, capo scoperto, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS V/ MVLTIS X inscritto in una corona; TCONS. RIC VIII 264; RSC 154b. (www.cngcoins.com)
Figura 7) Giuliano II Cesare. 355-360 AD. AR Siliqua (18mm, 2.12 g, 5h). Zecca di Arelate. FL IVLIANV-S NOB CAES, capo scoperto, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS V/ MVLTIS X inscritto in una corona; TCONS. RIC VIII 264; RSC 154b. (www.cngcoins.com)

Un solidus e una siliquae, entrambe con rovescio VOT V, ritratto glabro e titolatura da Cesare. Se ci è noto dalle fonti storiche che al rientro dalle vittoriose campagne al nord (e in inverno si acquartierava con l’esercito a Lutetia Parisiorum) rientrò nel sud della Gallia e festeggiò il 6 novembre a Colonia Iulia Viennensis (Vienne) i quinquennalia, è lecito ritenere che la vicina zecca di Arelate sia stata incaricata dell’emissione di monete commemoranti l’evento. Sappiamo che la Gallia meridionale era sede della residenza di Giuliano (presso l’antica Vienne) per cui è verosimile ritenere che Arelate fosse la zecca da lui principalmente delegata alla produzione di monete; essendo l’acclamazione ad Augusto di Giuliano datata al gennaio 360 si può ben proporre l’ipotesi che i festeggiamenti per i quinquennalia siano stati pianificati, da un punto di vista numismatico, almeno un anno prima delle celebrazioni.
Esistono poi altre emissioni galliche con i VOTA V che fanno riferimento a Lugdunum e Treveri ma che riportano già il titolo di Augusto:

Figura 8) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (15mm, 1.71 g, 7h). Zecca di Lugdunum. FL CL IVLIA-NVS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS V/ MVLTIS X inscritto in una corona; LVG. RIC VIII 218; RSC 163†c. (www.cngcoins.com)
Figura 8) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (15mm, 1.71 g, 7h). Zecca di Lugdunum. FL CL IVLIA-NVS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS V/ MVLTIS X inscritto in una corona; LVG. RIC VIII 218; RSC 163†c. (www.cngcoins.com)
Figura 9) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (18mm, 2.13 g, 12h). Zecca di Treveri. DN CL IVLIA-NVS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS V/ MVLTIS X inscritto in una corona; TR. RIC VIII 365; RSC 157b. (www.cngcoins.com)
Figura 9) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (18mm, 2.13 g, 12h). Zecca di Treveri. DN CL IVLIA-NVS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS V/ MVLTIS X inscritto in una corona; TR. RIC VIII 365; RSC 157b. (www.cngcoins.com)

L’ipotesi degli scriventi è che si tratti di due emissioni successive alle prime provenienti da Arelate in quanto queste ultime commemoranti il quinquennio di regno di Giuliano mentre quelle di Lugdunum e Treveri festeggiano il quinquennio trascorso (VOT V) e augurano un felice raggiungimento del decimo anno di regno (MVLT X); inoltre il richiamo alla sua acclamazione imperiale è certamente posteriore all’inizio del 360, cosi come la seguente, sempre da Arelate:

10) Giuliano II Augusto. 361-363 AD. AR Siliqua (2.32 g). Zecca di Arelate. DN CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS/V/MVLTIS/X in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; TCON. RIC VIII 295; RSC 161†. (www.cngcoins.com)
10) Giuliano II Augusto. 361-363 AD. AR Siliqua (2.32 g). Zecca di Arelate. DN CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS/V/MVLTIS/X in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; TCON. RIC VIII 295; RSC 161†. (www.cngcoins.com)

Riallacciandoci alla parte biografica sappiamo che Giuliano diviene imperatore a tutti gli effetti (prima possiamo considerarlo un usurpatore gallico contro il legittimo Costanzo II) nel novembre dell’anno seguente (361) quando stava marciando verso Costantinopoli e fu raggiunto da una delegazione che gli annunciò la morte di Costanzo II. Durante questa marcia di avvicinamento verso Costantinopoli giunse nella prima metà di ottobre 361 d.C. presso Sirmium che si arrese senza lottare a lui. Si trattava di un’abile mossa strategica (Giuliano controllava il territorio nord-italiano, retico e pannonico), i tre tronconi del suo esercito si erano ricongiunti ma aveva anche grosso impatto psicologico: Sirmium era la città natale di Costanzo II.

Figura 11) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (18mm, 2.11 g ). Zecca di Sirmium. FL CL IVLIA-NVS PF AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS/V/MVLTIS/X in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; SIRM. RIC VIII 102; RSC 164†a. (www.cngcoins.com)
Figura 11) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (18mm, 2.11 g ). Zecca di Sirmium. FL CL IVLIA-NVS PF AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS/V/MVLTIS/X in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; SIRM. RIC VIII 102; RSC 164†a. (www.cngcoins.com)

Sulla base di quanto espresso sopra si può ragionevolmente affermare che la moneta di cui sopra sia databile successivamente all’ingresso di Giuliano nella città pannonica (e quindi posteriore all’ottobre 361). L’evidenza del tutto inedita rispetto alla monetazione precedente è la presenza del ritratto barbato che da qui caratterizza le fattezze imperiali in modo sempre più importante. Sulla base della biografia giulianea si può ipotizzare che Giuliano, in un periodo successivo alla sua acclamazione a imperatore (dapprima non si sia ritenuto libero di rimarcare il suo distacco dalla religione cristiana professata dal cugino e di affermare il suo attaccamento al paganesimo, all’ellenismo e alla filosofia neoplatonica, fino al momento non palesati ufficialmente. La presenza del ritratto barbato (caratterizzato da una barba non fluente) è confermata anche nei primi solidi emessi a titolo imperiale da zecche della pars Orientalis, precisamente da Sirmium (vedi immagine 3) e da Thessalonica che si rifanno al tipo VIRTVS EXERC(ITVS) GALL(ORVM) con soldato reggente trofeo e schiacciante il nemico inginocchiato emesso da Arelate

Figura 12) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AV Solidus (4.45 g, 6 h). Zecca di Arelate. FL CL IVLIA-NVS PF AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VIRTVS EX-ERC GALL, soldato (Virtus?) stante a destra reggente uno scettro e schiacciante a terra un prigioniero sconfitto con l’altra mano, aquila stante a destra ad ali spiegate, reggente corona in campo destro; KONS(TAN in legatura). RIC VIII 303; Ferrando 1198; Kent, Julian, pl. X, 15; Depeyrot 10/1. (www.cngcoins.com)
Figura 12) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AV Solidus (4.45 g, 6 h). Zecca di Arelate. FL CL IVLIA-NVS PF AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VIRTVS EX-ERC GALL, soldato (Virtus?) stante a destra reggente uno scettro e schiacciante a terra un prigioniero sconfitto con l’altra mano, aquila stante a destra ad ali spiegate, reggente corona in campo destro; KONS(TAN in legatura). RIC VIII 303; Ferrando 1198; Kent, Julian, pl. X, 15; Depeyrot 10/1. (www.cngcoins.com)

che rappresenta l’omaggio del sovrano all’esercito gallico e quindi sono certamente antecedenti a quelle omaggianti l’esercito romano nel suo insieme. Idealmente le emissioni di Sirmium e Thessalonica (in seguito seguite da altre zecche imperiali) si possono collocare in un momento successivo alla sua legittima elezione a imperatore e quindi sicuramente successive al novembre- dicembre 361 e antecedenti al tardo 362, quando compare, per il IV consolato di Giuliano, la legenda iniziante con D(ominus)N(oster).

Figura 13) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AV Solidus (4.44 g, 12 h). Zecca di Costantinopoli. FL CL IVLIA-NVS PF AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VIRTVS EXERCI-TVS ROMANORVM, soldato (Virtus?) stante a destra reggente uno scettro e schiacciante a terra un prigioniero sconfitto con l’altra mano. CONSP. RIC VIII 157; Depeyrot 8/1. (www.cngcoins.com)
Figura 13) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AV Solidus (4.44 g, 12 h). Zecca di Costantinopoli. FL CL IVLIA-NVS PF AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VIRTVS EXERCI-TVS ROMANORVM, soldato (Virtus?) stante a destra reggente uno scettro e schiacciante a terra un prigioniero sconfitto con l’altra mano. CONSP. RIC VIII 157; Depeyrot 8/1. (www.cngcoins.com)

Viceversa il solidus proveniente da Arelate, appellantesi all’ “Esercito Gallico” indica chiaramente che i destinatari del tributo furono le truppe che Giuliano utilizzò nella sua campagna gallica e che lo acclamarono imperatore. Esistono anche degli esemplari provenienti da Antiochia che presentano una barba molto più fluente rispetto ai tipi sopra rappresentati e si possono interpretare, in conformità a questo particolare, successive a quelle balcaniche e in genere europee e probabilmente collegate alla sua presenza in loco attorno al 362 d.C.

Figura 14) Giuliano II Augusto. 361-363 AD. AV Solidus (4.47 g). Zecca di Antiochia. FL CL IVLIA-NVS PF AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VIRTVS EXERCI-TVS ROMANORVM, soldato (Virtus?) stante a destra reggente uno scettro e schiacciante a terra un prigioniero sconfitto con l’altra mano. ANTI. ANTI. RIC VIII 201; Depeyrot 15/2. (www.cngcoins.com)
Figura 14) Giuliano II Augusto. 361-363 AD. AV Solidus (4.47 g). Zecca di Antiochia. FL CL IVLIA-NVS PF AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VIRTVS EXERCI-TVS ROMANORVM, soldato (Virtus?) stante a destra reggente uno scettro e schiacciante a terra un prigioniero sconfitto con l’altra mano. ANTI. ANTI. RIC VIII 201; Depeyrot 15/2. (www.cngcoins.com)

Pertanto tali emissioni auree si collocano probabilmente in un range temporale che va dalla primavera del 361 (quando Giuliano lasciò Arelate in testa al suo esercito per marciare contro Costanzo II) all’estate del 362 d.C. (quando l’imperatore si trasferì ad Antiochia per preparare la campagna militare sasanide se diamo ascolto a Zosimo che lo segnala presente a Costantinopoli per dieci mesi a partire dal dicembre 361). La lunga barba “da filosofo“ che incornicia il mento di Giuliano nell’emissione di Antiochia trova conferma con la descrizione degli storici latini che la inseriscono, assieme alla statura non elevata e a un particolare intercedere, tra gli spunti di derisione utilizzati dai cittadini cristiani antiocheni per i loro commenti sarcastici nei confronti di questo sovrano atipico; questi ultimi trovarono quantomeno singolare questo imperatore sobrio e severo, poco incline agli spettacoli e viceversa molto interessato ai sacrifici sulle are pagane e ai responsi degli aruspici tanto che i loro commenti, dapprima sussurrati e trascurati, quindi così evidenti portarono Giuliano a ribattere ironicamente al loro sarcasmo nel suo scritto Misopogon “… a me non basta la lunghezza della barba; anche al capo si estende il disordine e raramente mi taglio i capelli e le unghie e le dita per lo più ho nere d’inchiostro.” Tornando alla monetazione presa a campione di riferimento ovvero ai VOTA dopo aver descritto la serie dei quinquennalia si può passare ai decennalia. E subito sorge una domanda: se i VOT V furono festeggiati il 6 novembre 360 quando fu celebrato il decennale di regno la cui scadenza sarebbe stata alla fine del 365 ovvero due anni dopo la morte di Giuliano? In soccorso ci viene in questo caso il RIC che afferma che “… la data esatta [delle celebrazioni per i VOTA X] è impossibile da stabilire. Giuliano stette almeno cinque mesi a Costantinopoli ma le siliqua X – XX di questa zecca difficilmente sono così anticipate. Esse riportano la legenda D N FL CL IVLIANVS P F AVG che non sembra sia stata usata prima dell’inizio del 363. Antiochia, nella quale Giuliano entrò attorno alla metà del 362, potrebbe aver emesso questi VOTA precocemente rispetto a Costantinopoli e questa sembra essere l’ipotesi più probabile. La ragione dell’anticipo delle celebrazioni fu senza dubbio la necessità di pagare un donativo all’esercito di Costanzo II che non ne riceveva uno dal 357. ”(Vol. VIII, pag. 54).
Abbiamo così una serie di silique attribuibili al termine del 362 e andando a vedere qualche emissione dalle zecche orientali abbiamo esemplari da Costantinopoli e da Antiochia

Figura 15) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (19mm, 1.99 g, 6 h). Zecca di Costantinopoli. DN FL CL IVLI-ANVS PF AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS /X/ MVLTIS/XX in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; CP • I. RIC VIII 159 var. (officina); RSC 148†d. (www.cngcoins.com)
Figura 15) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (19mm, 1.99 g, 6 h). Zecca di Costantinopoli. DN FL CL IVLI-ANVS PF AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS /X/ MVLTIS/XX in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; CP • I. RIC VIII 159 var. (officina); RSC 148†d. (www.cngcoins.com)
Figura 16) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (18mm, 2,18 g ). Zecca di Antiochia. FL CL IVLI-ANVS P F AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS /X/ MVLTIS/XX in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; ANT. RIC VIII 214; RSC 147a. (www.cngcoins.com)
Figura 16) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (18mm, 2,18 g ). Zecca di Antiochia. FL CL IVLI-ANVS P F AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS /X/ MVLTIS/XX in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; ANT. RIC VIII 214; RSC 147a. (www.cngcoins.com)

tutti presentanti ritratto con barba fluente. Caratteristica ancora più marcata che ricompare anche sui bronzi post riforma

Figura 17) Giuliano II Augusto. 361-363 AD. Æ 27mm (8.44 g, 12 h). Zecca di Costantinopoli. DN FL CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / SECVRITASREIPVB, Toro stante a destra sormontato da due stelle; CONSP?. RIC VIII 164. (www.cngcoins.com)
Figura 17) Giuliano II Augusto. 361-363 AD. Æ 27mm (8.44 g, 12 h). Zecca di Costantinopoli. DN FL CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / SECVRITASREIPVB, Toro stante a destra sormontato da due stelle; CONSP?. RIC VIII 164. (www.cngcoins.com)

 

Figura 18) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. Æ 20mm (3.02 g, 6h). Zecca di Heraclea. DN FL CL IVLI-ANVS P F AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS /X/ MVLTIS/XX in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; HERACL•B. RIC VIII 106; LRBC 1909. (www.cngcoins.com)
Figura 18) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. Æ 20mm (3.02 g, 6h). Zecca di Heraclea. DN FL CL IVLI-ANVS P F AVG, capo barbato diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS /X/ MVLTIS/XX in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; HERACL•B. RIC VIII 106; LRBC 1909. (www.cngcoins.com)

Osservando però le rappresentazioni della parte occidentale si riscontra un’anomalia costituita dalle emissioni VOTA X recanti ritratto glabro e provenienti da Lugdunum

Figura 19) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (16 mm, 2.07 g, 6h). Zecca di Lugdunum. FL CL IVLI-ANVS P F AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS /X/ MVLTIS/XX in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; SLVG. RIC VIII 233; Lyon 276; RSC 146b. (www.cngcoins.com)
Figura 19) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua (16 mm, 2.07 g, 6h). Zecca di Lugdunum. FL CL IVLI-ANVS P F AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS /X/ MVLTIS/XX in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; SLVG. RIC VIII 233; Lyon 276; RSC 146b. (www.cngcoins.com)

mentre quelle da Arelate del medesimo tipo (e quindi grossomodo coeve) presentano ritratto barbato

Figura 20) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua ridotta (16 mm, 2.01 g, 11h). Zecca di Arelate. DN FL CL IVLI-ANVS P F AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS /X/ MVLTIS/XX in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; TCONST. RIC VIII 310; RSC 148†c. (www.cngcoins.com)
Figura 20) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. AR Siliqua ridotta (16 mm, 2.01 g, 11h). Zecca di Arelate. DN FL CL IVLI-ANVS P F AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / VOTIS /X/ MVLTIS/XX in quattro righe inscritto in una corona d’alloro; TCONST. RIC VIII 310; RSC 148†c. (www.cngcoins.com)

La differenza non si limita alle caratteristiche del ritratto bensì anche alla legenda del dritto: FL CL IVLIA-NVS P F AVG per la prima contro DN FL CL IVLI-ANVS P F AVG della seconda che risulta essere, come detto in precedenza, più tarda (tardo 362 d.C.). Abbiamo formulato in merito alcune ipotesi che potrebbero esser plausibili:
il ritratto glabro da Lugdunum si rifà alla produzione dei VOTA V (ovvero alle fattezze di Giuliano note agli incisori di Arelate fino al momento della partenza contro Costanzo II)
la zecca di Lugdunum iniziò la produzione di VOT X riutilizzando il ritratto del conio di dritto già usato nei VOT V di alcuni anni prima e modificato nella legenda
la zecca di Arelate iniziò le emissioni dopo aver ricevuto i conii di dritto per la produzione di bronzi SECVRITAS REIPVB (post riforma monetale dell’inverno 362 d.C.) e quindi adeguò il ritratto, aggiornandolo quindi sulle silique.
In riferimento alla terza ipotesi i ritratti della monetazione bronzea delle zecche di Arelate e Lugdunum presentano al dritto ritratti con barba fluente che richiamano da vicino per caratteristiche le produzioni monetali delle zecche orientali, oltre a presentare la medesima legenda DN FL CL IVLI-ANVS P F AVG al dritto.

Figura 21) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. Æ 27mm (7.95 g, 6 h). Zecca di Lugdunum. DN FL CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / SECVRITASREIPVB , Toro stante a destra sormontato da due stelle; LVGDOFFS.. RIC VIII 236., LRBC 268. (www.cngcoins.com)
Figura 21) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. Æ 27mm (7.95 g, 6 h). Zecca di Lugdunum. DN FL CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / SECVRITASREIPVB , Toro stante a destra sormontato da due stelle; LVGDOFFS.. RIC VIII 236., LRBC 268. (www.cngcoins.com)

 

Figura 22) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. Æ 26mm (7.50 g, 12 h). Zecca di Arelate. DN FL CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / SECVRITASREIPVB , Toro stante a destra sormontato da due stelle; ; PCONST•. RIC VIII 320; LRBC 469. (www.cngcoins.com)
Figura 22) Giuliano II Augusto. 360-363 AD. Æ 26mm (7.50 g, 12 h). Zecca di Arelate. DN FL CL IVLIAN-VS PF AVG, capo diademato con perle, busto corazzato e drappeggiato rivolto a destra / SECVRITASREIPVB , Toro stante a destra sormontato da due stelle; ; PCONST•. RIC VIII 320; LRBC 469. (www.cngcoins.com)

 

Conclusioni

Come detto in apertura di articolo, la documentazione numismatica di Giuliano II ben rispecchia non solo una mera evoluzione fisica dell’imperatore bensì un cambiamento della sua personalità che si rifà ai suoi ideali legati alla religiosità pagana, alla cultura ellenistica ed in genere classica ed alla filosofia, in particolare quella neoplatonica. Questi interessi, dapprima celati per convenienza politica, prorompono liberamente quando Giuliano è elevato dalle sue truppe al rango di Augusto ed egli si contrappone al cristiano ariano Costanzo II; affrancato dai freni imposti dalla “politically correct” appartenenza alla religione cristiana per evitare di incorrere nelle ire del cugino già responsabile della morte di tanti familiari, compare sul suo volto una folta barba che ha l’obiettivo di richiamare i filosofi dell’antichità e predecessori come Adriano (altro imperatore affascinato dalla cultura classica), Antonino Pio e Marco Aurelio, solo per citarne alcuni. Pertanto l’asserzione che il ritratto glabro di Giuliano II equivalga al periodo da Cesare e quello barbato ad Augusto è sommariamente da ritenere valida, seppure esistano delle eccezioni. Inoltre va considerato che alcune monete recanti legenda AVG (Augusto) vanno in realtà attribuite al periodo gennaio/febbraio – dicembre 360 d.C. quando Giuliano ufficialmente (fino alla morte di Costanzo II e alla sua elevazione ufficiale alla porpora) in realtà è solo un usurpatore e alla sua investitura ad imperatore a pieno titolo avviene solo nella prima metà di dicembre 360 d.C. a Costantinopoli. Alcuni ritratti glabri attribuibili ai suoi decennalia di provenienza gallica (Lugdunum) inoltre possono verosimilmente esser testimonianza di riuso di conii utilizzati per le emissioni da Cesare, del perpetuarsi del ricordo delle fattezze di Giuliano all’atto della partenza dalla Gallia negli incisori e in ultimo, del fatto che solo in un secondo tempo i maestri monetieri abbiano conosciuto il nuovo aspetto dell’imperatore risiedente nella pars Orientalis.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

FONTI ANTICHE:

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Teodoreto, Historia Ecclesiastica, Berlino 1954
Zonara, Epistome historiarum, Lipsia 1870
Zosimo, Historia Nova, Lipsia 1887

SCRITTI DI GIULIANO

Orazione I, Panegirico di Costanzo II
Orazione II, Panegirico di Eusebia imperatrice
Orazione III, Panegirico di Costanzo II
Orazione IV, Consolazione per la partenza di Salustio
Orazione V, Messaggio al Senato e al popolo ateniese
Orazione VI, Lettera al filosofo Temistio
Orazione VII, Contro il cinico Eraclio
Orazione VIII, Inno alla Madre degli dei
Orazione IX, Contro i Cinici ignoranti
Orazione X, I Cesari
Orazione XI, Inno a Helios Re
Orazione XII, Misopogon
Contro i Galilei
Editto sull’insegnamento
Epigrammi
Lettere

FONTI MODERNE

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SITOGRAFIA

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http://www.lamoneta.it/topic/120777-giuliano-ii-lapostata/?hl=%2Bhelena#entry1372940
http://www.lamoneta.it/topic/132614-moneta-giuliano-ii/?hl=+giuliano

 

In ultimo, si ringrazia il lavoro dell’amico Alberto Ghiraldo per il lavoro di rilettura e revisione del testo.

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